Siamo alla vigilia della fase 2. Dalla collaborazione di tre gruppi di ricerca dell’Università di Torino, due afferenti al Dipartimento di Informatica e uno al Dipartimento di Scienze Mediche, è stato sviluppato un modello per studiare la diffusione dell’epidemia da Coronavirus nella Regione Piemonte. Si tratta del modello computazionale attraverso cui è possibile esplorare gli effetti delle strategie di controllo varate dalle istituzioni, usando i dati di sorveglianza raccolti dal Ministero della Salute e della Protezione Civile.
Al professore Matteo Sereno, docente di Informatica all’Università di Torino, originario di Nocera Inferiore, abbiamo chiesto di spiegarci, in modo semplice, di cosa si tratta.
“E’ un modello che descrive l’epidemia, si sviluppa in modo analogo alle previsioni del tempo, gli input in questo caso sono i dati della Protezione Civile su base giornaliera e i dati che in qualche modo rappresentano il contenimento sociale”. Un primo risultato ha mostrato quanto siano state efficaci le restrizioni varate dal Governo e dalla Regione Piemonte per bloccare la diffusione del CoVid19. Per avere dati certi, inoltre, il modello computazionale non prende in considerazione solo il numero di soggetti positivi, ma anche i cosiddetti asintomatici, difficili da individuare.
Gli studi in letteratura scientifica su questi soggetti sono pochi, un dato che, a parere del professore Sereno, va approfondito con campagne di analisi seriologica. Dall’analisi fatta con il modello computazionale è emerso che le restrizioni hanno sterilizzato l’impatto degli asintomatici. Inoltre, attraverso il modello, al fine di arrivare alla Fase 2, si potranno valutare le diverse strategie di allentamento, al fine di sconfiggere il Coronavirus, avendo una stima precisa degli infetti asintomatici.
Sereno sottolinea come per lo sviluppo del modello computazionale, fondamentale sia stata la collaborazione del Centro di Calcolo Scientifico C3S dell’Università di Torino e il data center HPC4AI, ma non dimentica i ricercatori precari come Simone Pernice e Paolo Castagna “che hanno passato notti innumerevoli ad elaborare dati e a sviluppare il modello computazionale”. (Guenda Marciano)
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