Ha riaperto il Diana al 100% e lo spettacolo di ieri sera è stato il pubblico. Varcare nuovamente le porte del teatro, accomodarsi in platea e assistere a un evento, lontani dagli schermi dei televisori di casa, di sicuro è stata un’emozione. Nulla togliere a Maurizio De Giovanni, ospite della serata evento del Nocer’Art Castle Park, lo scrittore sul quale il sipario del teatro di Nocera Inferiore si è alzato. Ma la prima sensazione a colpire è stata proprio questa, il pubblico che torna a godere della cultura nel luogo dove merita. Un incontro con l’autore diverso da quelli soliti. Un talk show dove De Giovanni ha interagito con il pubblico, raccontando aneddoti e vicende della sua vita quotidiana. Tanti gli applausi e i sorrisi che la platea ha attribuito. Non sono mancati gli interventi comici di Angelo Di Gennaro, direttore artistico di questa seconda edizione della kermesse promossa dall’amministrazione comunale, che ha accompagnato e dialogato con lo scrittore sul palco.
Una platea particolarmente al femminile, sul quale lo scrittore ha scherzato “non di certo per il mio aspetto estetico”, e ha spiegato ” le donne sono attratte dalla lettura, amano la narrativa”. Quella narrativa, l’arte del sapere raccontare, che ha portato Maurizio De Giovanni ad essere uno degli scrittori italiani più prolifici, poche settimane fa ha vinto il nastro d’argento per la scrittura. “L’idea di una storia nasce quando è già germogliata, quindi non so rintracciare il seme – ha spiegato -. Può essere una frase, una notizia, un incrocio di persone, insomma il vivere il quotidiano. Il mio percorso nel mondo della scrittura è nato casualmente, attraverso un concorso dove presentai la storia del commissario Ricciardi. E da lì tutto è partito”. Poi sul suo ultimo libro Angeli per i Bastardi di Pizzofalcone “penso agli artigiani che ci difendono da certe logiche consumistiche, penso ai medici e infermieri che con il proprio lavoro cercando di salvare la vita degli altri, ma anche gli stessi poliziotti che in qualche modo sono angeli”.
Nella lettura dei suoi romanzi, è evidente come la fedeltà del romanzo Ricciardi si sia proiettata nella fiction, fedeltà che non si è ripresentata per interno nei bastardi. “Le fiction sono una cosa diversa dai libri – ha spiegato De Giovanni – io scrivo romanzi e da questi romanzi vengono tratte le fiction”. Poi ha aggiunto “la fiction non è un modello educativo ma un racconto, il modello educativo deve darlo la famiglia, la scuola, le istituzioni”.
Tifosissimo del Napoli, di cui se ne dichiara malato, “il giorno più felice della mia vita è il 10 maggio del 1987” e non poteva essere altrimenti. E’ il giorno in cui il Napoli conquistò lo scudetto. E di certo non poteva mancare un ricordo per colui che ha fatto sognare una città intera grazie ai trionfi calcisti, Diego Armando Maradona. “Oggi, 30 ottobre, è un giorno importante per Napoli, il natale partenopeo. Una città intera che ricorda il suo numero 10, entrato nel pantheon dei napoletani . Lui ha vinto negli anni di Napoli e Napoli ha vinto negli anni di Maradona. Lui era irregolare e sincero, del resto come la cultura della nostra città”. E sul momento positivo della squadra azzurra nel campionato di Serie A, non ha fatto mancare tutta la sua scaramanzia. Un aspetto che caratterizza la cultura del napoletano.
Parlando del suo carattere, ha svelato di non sopportare di essere attaccato senza ragione o gli insulti e ama dire le cose con chiarezza. Su quest’aspetto, senza entrare nei meriti politici, del resto come da lui dichiarato “non credo proprio di voler fare politica” ha espresso un suo parere sul voto espresso nell’aula parlamentare sul decreto Zan “il voto segreto espresso è mancanza di chiarezza, una vigliaccheria”.
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