Cultura

Domenico Rea, il “García Marquez vesuviano”

Definito così da Giovanni Raboni, Rea è stato apprezzato per il suo stile e ritenuto “un fuoriclasse”. L’Agro nocerino è pronto a omaggiarlo

di Pasquale De Virgilio

Quest’anno a settembre ricorrerà il centenario della nascita di una figura chiave dell’intero Agro nocerino sarnese, Domenico Rea. In preparazione diversi eventi per celebrare questo intellettuale cresciuto a Nocera Inferiore, in quella sua “Nofi” in cui arrivò a due anni e in cui ambientò molti dei suoi romanzi e alcune poesie. Ricordo ancora le prime letture che feci di Rea sulle pagine della mia prima antologia, alle scuole medie. Con pochi tratti decisi, simili a chi usi un pastello, il García Marquez vesuviano, come lo definì Giovanni Raboni, riusciva a delineare figure indimenticabili, così piene di umanità e anche di tristezza.

Nato e morto a Napoli (1921-1994), padre di Nocera Inferiore, ex carabiniere per alcuni biografi, ‘vagabondo’ di mille mestieri per altri, il vero sostegno familiare fu la madre, già a sei anni ‘corallina’ di Torre del Greco, occupazione assegnata dal destino della cittadina marinara. Ma, volitiva e forse già conscia del valore del figlio “Mimì”, prese il diploma di levatrice (la ‘mammana’) e sorvegliò, con innata intelligenza, la sua formazione fuori da ogni aula.

Scrittore irrequieto rispetto ai gruppi di intellettuali napoletani contemporanei, Rea visse da isolato senza poter essere assimilato a nessuna corrente letteraria: forse per essere sempre stato, fin da ragazzino, ‘topo di bancarelle librarie’, specie a Salerno. Forse per aver vissuto una grande libertà, a Nocera e dintorni, dai tre anni sino ai ventotto, intervallata, o completata, da soggiorni a Milano – determinanti, qui, gli incontri intellettuali; a Napoli, con amicizie con Montale, Quasimodo, Gadda, Prisco, Annamaria Perilli, sua moglie dal ’49. Breve periodo in Brasile ma concentrazione e lavoro agognati tardano a venire. Ritorno e trasferimento a Napoli dove trova un impiego alla Sovrintendenza alle Gallerie d’Arte.

Molti dei critici che si sono occupati di Rea hanno, appunto, scritto di un fuoriclasse, anche nel senso etimologico del termine. Con abiti sartoriali, calzini in sintonia con pochette, lo stile inconfondibile. Aldo Di Vito, ex sindaco di Nocera Inferiore, ha raccontato la sua esperienza politica omaggiando Rea in un volume intitolato “Il sindaco di Nofi”. Diario intimo di un’esperienza politica nel Sud (2019).

Pasquale De Virgilio

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