Le festività natalizie non sono più dietro l’angolo, sono proprio alle porte. E nelle varie case fervono i preparativi nello svelare i vari addobbi. L’8 dicembre, giorno dell’Immacolata, la tradizione vuole le famiglie riunite, essendo giorno di festa, per addobbare l’albero e per fare il presepe. Ma c’è anche chi preferisce avviare i preparativi il giorno precedente, così da avere la casa pronta per l’inizio delle festività. Ed è proprio in questo clima di gioia e attesa, avvolto dall’entusiasmo familiare, che riecheggia la celebre domanda “Te piace ‘o Presepio?”. Quella che Lucariello Cupiello rivolge più volte al figlio Tommasino, nell’opera teatrale di Eduardo De Filippo in “Natale in casa Cupiello”. Una rappresentazione teatrale che incarna perfettamente la cultura natalizia nostrana, quella del presepe.
Una tradizione resa celebre in tutto il mondo grazie soprattutto al cuore pulsante della tradizione napoletana, dove la rappresentazione della Natività non può certo mancare. Eppure, però, il primo presepe non è napoletano. L’idea di rappresentare la natività di Cristo, si deve alla volontà di San Francesco d’Assisi. In lui, innamorato di Cristo, ardeva il desiderio di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Gesù Bambino e chiese a Papa Onorio III di poter celebrare il Natale rivivendo quegli attimi di “gaudio e letitia”. Ad aiutare il poverello d’Assisi nei preparativi un certo Giovanni, un ex cavaliere, che procurò tutto il necessario per ricostruire il luogo santo che accolse il Salvatore a Betlemme.
Fu così che, la notte della Vigilia di Natale del 1223, a Greccio, San Francesco allestì il primo presepe vivente della storia: i frati con le fiaccole illuminavano il paesaggio notturno e all’interno di una grotta fu allestita una mangiatoia riempita di paglia con accanto il bue e l’asinello, ma senza la Sacra Famiglia. Il fatto è raccontato all’interno delle Fonti Francescane e San Bonaventura, più dettagliatamente, ci racconta che è lo stesso Giovanni di Greccio, amico di San Francesco, ad avere visione, durante il canto del Vangelo, di un Bambino adagiato sulla paglia.
Il cuore pulsante del presepe, però, spetta a Napoli e, senza ombra di dubbio, alla celebre strada di San Gregorio Armeno che si anima con i suoi bei pastori artigianali. Ma com’è giunto il presepe nella città partenopea? Grazie ai francescani. Le origini del presepe napoletano risalgono al XIV secolo, quando la regina Sancia d’Aragona, moglie di Roberto d’Angiò, regalò una natività alle clarisse del monastero Santissimo Corpo di Cristo. Ad essere considerato il padre del presepe napoletano è San Gaetano da Thiene, il Santo della Provvidenza. Una figura molto amata dai napoletani perché dedicò la sua vita a favore dei poveri, degli ammalati e degli indifesi. Secondo la tradizione è stato proprio San Gaetano, trecento anni dopo San Francesco, a dare vita nel 1534 a quello che è il moderno presepe napoletano. Le figure in legno che lo popolavano prendono spunto da persone reali che si vedevano in giro per la città.
Il Seicento vede nascere lo scenario del presepe che intendiamo, fatto di teatralità scenografica, luoghi della quotidianità che vede i personaggi del popolo animare lo spazio scenico. Tutto questo viene arricchito dalla tendenza a mescolare il sacro con il profano e, da un punto di vista artistico, impreziositi dagli abiti tipici dell’epoca. Siamo davanti all’umanità, fatta di umili e ultimi della società, le persone tra le quali Gesù nasce. Betlemme si “napoletanizza”, Gesù nasce a Napoli, nei vicoli della città.
Ma il secolo d’oro per il presepe è il Settecento che segna un passaggio fondamentale per la sua storia. Da usanza popolare e umile, le statuette che fino a quel momento animavano le chiese della città, cominciarono a fare il loro ingresso nelle case dei nobili partenopee.
Una sorta di gara fra le varie famiglie nell’avere il presepe più bello. Celebri, inoltre, i presepi commissionati da Carlo III di Borbone e suo figlio Ferdinando IV. In quest’epoca così fiorente per la città partenopea, spicca uno dei più grandi scultori napoletani, Giuseppe Sanmartino, il perfezionista che seppe dare il più alto splendore alle statuette in terracotta del presepe.
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