Evasione, crescita e condivisione. Queste sono le parole chiave che la co-fondatrice dell’associazione culturale “Oltre il teatro” e regista della scuola teatrale “Crescere Insieme oltre il Teatro”, Clotilde Grisolia, ha tenuto a sottolineare nell’intervista-chiacchierata che ha concesso a Inprimanews.
Nata ufficialmente il 1 ottobre 2012, l’associazione ha l’obiettivo di praticare e diffondere la cultura teatrale partecipando e organizzando festival e manifestazioni. D’altronde, sono anni che istituisce corsi interni di formazione, stage, tirocini e laboratori creativi di danza, musica e teatro, realizzando iniziative utili alla diffusione e alla pratica della cultura tra giovani, lavoratori e famiglie, contribuendo, così, alla loro formazione culturale e al loro benessere sociale e psicofisico.
Nell’ambito delle politiche sociali, ha un rapporto diretto con l’Aics (Associazione Italiana Cultura e Sport), promuovendo iniziative per la prevenzione del disagio giovanile, con attività integrative nelle scuole e nei comuni, attraverso il volontariato sociale e l’animazione socioculturale. Ed è proprio qui che inizia la storia della scuola di teatro.
Infatti, l’interesse dell’associazione, da sempre rivolto a tutto ciò che è socialità, comunità e terapia, trova sbocco nell’intuizione dell’asilo Crescere Insieme di Mercato San Severino, che ha deciso di sfruttare la recitazione come strumento fondamentale per la crescita e il “far venire fuori” i bambini, realizzando al tempo stesso qualcosa che avesse un certo legame col territorio.
Così, sei anni fa, racconta Clotilde, è nata la scuola “Crescere Insieme oltre il Teatro”, con l’apertura del primo laboratorio per i bambini della fascia d’età 4-6 anni, e, dopo il primo spettacolo (una versione parodistica di Cenerentola), in breve tempo, le iscrizioni di adolescenti e adulti, come se il territorio “avesse sete” di tutto ciò. “Come per magia”.
E sempre “come per magia”, Clotilde ricorda il primo spettacolo post pandemia con la sala piena nonostante il forte disagio, segno della voglia di stare insieme, ridere, ma soprattutto pensare. Qui Clotilde usa le espressioni “teatro civile”, “teatro sociale” e “teatro per non recitare”, specificando che l’obiettivo non è il prodotto finale in sé, ma il percorso fatto dai piccoli e grandi attori, dove il meccanismo di socialità si esprime con la crescita e il superamento dei limiti individuali, con il rapportarsi e stare insieme agli altri, e con la storia stessa, che ha sempre un sottotesto ben preciso, in una sorta di funzione catartica per attori e spettatori.
Meccanismo che coinvolge la stessa regista, che ha i compiti di scegliere il macro-tema generale da raccontare, individuare le fonti di ispirazione e adattarle alle peculiarità dei ragazzi, con i quali si confronta costantemente, andando incontro alle loro esigenze e al loro modo di esprimersi, e confermando, in questo senso, la totale assenza di competizione, oltre che, appunto, l’atmosfera di condivisione e solidarietà.
Dunque, da settembre, tanto laboratorio e dizione i primi mesi, con esercitazioni sulle tecniche e nozioni sulla storia del teatro, e poi in scena prima di primavera. Ma non solo teatro, perché nell’ottica di una diversificazione delle arti e di un’effettiva comprensione delle differenze tra recitazione teatrale e cinematografica, la scuola si mette in gioco in diverse collaborazioni.
Basti pensare al cortometraggio contro l’omofobia, scritto dai ragazzi stessi in collaborazione con l’ideatrice e presidentessa di School Movie del Giffoni Film Festival, Enza Ruggiero, arrivato secondo al Festival Internazionale della Cinematografia Sociale “Tulipani di seta nera”. Oppure al progetto “Cam-On!” con il direttore artistico dell’Accento Teatro di Roma, Pascal La Delfa, una piattaforma online interattiva, accessibile da computer, tablet o telefonino, pensata per bambine e bambini ospedalizzati nel reparto di pediatria dell’ospedale di Nocera Inferiore per il quale gli studenti hanno registrato audio-fiabe e altre rubriche (grazie alla disponibilità di Enrico Landi, fonico e proprietario del 45° Parallelo Studio di Fisciano, e Roberto Cicco, direttore di Quarta Rete), a sugellare la rete di soggetti coinvolti e di solidarietà che muove tutto questo.
“Questo è il significato del teatro e di tutte le attività che vede protagonisti gli attori della scuola – conclude Clotilde Grisolia – andare oltre la recitazione, con la partecipazione di tutti”. Significato che sarà ben espresso nel prossimo spettacolo del 25 marzo (al teatro comunale di Mercato San Severino), intitolato “Inferno di Dante”. Un omaggio al sommo poeta per il Dantedì, che vedrà la messa in scena del suo inferno, con la partecipazione della scuola intera (circa 60 attori, tra ragazzini, adolescenti e adulti, che reciteranno divisi in gironi) e che confluirà in un’unica performance corale. (Francesco Rea)
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