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Anziani e fratture, ecco come ridurre il rischio

Negli anziani le cadute con conseguenti fratture possono avere sviluppi drammatici, ma si può abbassare notevolmente il rischio

Non è solo l’osteoporosi ad aumentare il rischio di fratture negli anziani. C’è anche la sarcopenia che può accrescere il pericolo di caduta. All’Istituto Polidiagnostico “D’Agosto & Marino” di Nocera Inferiore è stato approntato un protocollo per seguire le persone che maggiormente rischiano di andare incontro a questi eventi traumatici, mettendo in campo una serie di azioni di prevenzione. Un team polispecialistico prende in carico il paziente individuando i rischi e valutando il percorso diagnostico da seguire. Ne abbiamo parlato con il dottore Renato Acanfora, medico chirurgo e specialista in Medicina dello Sport.

Renato Acanfora

“Oggi – spiega il medico – si parla per gli anziani solo di osteoporosi, la riduzione di calcio e altri sali nell’osso, carenza che aumenta il rischio di frattura. Ma il tessuto osseo condivide con quello muscolare un destino comune, per cui deve essere presa in giusta considerazione anche la sarcopenia, cioè la riduzione delle fibre muscolari con conseguente perdita di forza dell’individuo con l’aumento delle cadute. Osso e muscolo sono intimamente connessi l’uno all’altro e, quando il processo di invecchiamento inizia a manifestarsi su uno dei due, anche la funzionalità dell’altro ne risente”.

Come si può intervenire?

“Sia l’osteoporosi che la sarcopenia possono essere valutati con esami di laboratorio, strumentali e anche clinicamente. Importante risulta la fisioterapia strumentale e riabilitativa, più il muscolo è forte e minore è il rischio di caduta e di conseguenza di frattura. Inoltre l’esercizio fisico aumenta il turn over dell’osso, il naturale rimodellamento osseo, processo ciclico in cui il tessuto osseo più vecchio viene rimosso per essere sostituito con altro tessuto più giovane. Questo migliora la qualità delle ossa rendendole più resistenti a un trauma”.

Quali sono i test per un a giusta valutazione?

Per l’osso c’è l’esame M.O.C Dexa e alcuni analisi di laboratorio. Per il muscolo si indaga attraverso esami clinici e la bioimpedenziometria, test poco invasivo, che consente di valutare la propria percentuale di massa grassa e massa magra. I risultati ci permettono di elaborare una dieta specifica per evitare la continua perdita di tessuto muscolare. Negli anziani la sarcopenia è molto più frequente di quanto si pensi e può essere alla base di molti sintomi subdoli. Poi c’è la fisioterapia attraverso la quale possiamo aumentare il trofismo muscolare e di conseguenza la forza, l’equilibrio e la motilità. Mettendo insieme queste pratiche si può ridurre notevolmente il rischio di fratture, evento che negli anziani può avere anche conseguenze drammatiche”

Per ulteriori informazioni si può contattare l’Istituto Polidiagnostico D’Agosto & Marino e prenotare una consulenza (https://www.istitutodam.it/prenota)

Redazione

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