Politica

Umberto I, il futuro da Dea

Per rilanciare l’ospedale di Nocera è necessario programmare il Dea di secondo livello, ma ci vuole l’aiuto della Regione e del Parlamento

di Nello Ferrigno

Il destino dell’ospedale di Nocera Inferiore passa necessariamente dalla sua promozione a Dea (Dipartimento di Emergenza Urgenza e Accettazione) di secondo livello. Ma per raggiungere questo traguardo (l’Umberto I è un primo livello) è necessaria una programmazione da parte della Regione Campania e una legge nazionale più flessibile che si adatti alla reale conformazione ed esigenze del territorio. L’appello ad un impegno che deve viaggiare su due binari è del consigliere comunale di Nocera Coraggiosa, Vincenzo Stile, medico pediatra e presidente della commissione consiliare Sanità.

Vincenzo Stile

Da un lato c’è la Regione, dall’altro il Parlamento. Ma il paradosso è che l’ospedale nocerino, il più grande dell’Asl Salerno, opera già da secondo livello se si tiene conto del bacino di utenza e di alcune specialistiche mediche, ma possiede una pianta organica che è addirittura al di sotto degli standard di primo livello. “La legge – ha sottolineato Stile – indica l’istituzione di un Dea di secondo livello in un territorio che ha tra i 600mila e 1 milione di abitanti oppure uno in ogni provincia. Ne consegue che, avendo la provincia di Salerno circa un milione e 100mila abitanti, lo spazio di un secondo Dea non c’è considerata la presenza dell’Azienda ospedaliera Ruggi d’Aragona nella città capoluogo”.

“Quella attuale – ha continuato – è una legge rigida e non adatta ai territori perché non rispetta i fabbisogni di assistenza della popolazione referente agli ospedali. Basta tenere in conto i 70mila accessi annui all’ospedale di Nocera per comprendere lo squilibrio. Tale numero di prestazioni attesta che il bacino di utenza dell’Umberto I ha numeri da secondo livello. Poi ci sono casi come Avellino e Benevento che, pur avendo numeri più bassi di accessi e popolazione, hanno un Dea di secondo livello”.

Poi c’è il problema del personale sottodimensionato anche per un primo livello. “Un secondo livello – ha aggiunto Stile – avrebbe a disposizione più uomini e altri reparti come la cardiochirurgia. È necessario che la Regione riveda la programmazione ampliando il Dea che ora vede insieme Nocera, Pagani e Scafati, inserendo anche l’ospedale di Sarno mentre i parlamentari dovrebbero avviare la revisione della norma”.

Nello Ferrigno

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