Riflessione

La disabilità ai tempi del Coronavirus

Viaggio nel centro di riabilitazione Villa dei Fiori a Nocera Inferiore per comprendere come si vive in una struttura che assiste persone con disabilità

C’è un punto di vista diverso, ancora più complesso, da cui guardare all’emergenza Coronavirus. Quello delle persone affette da menomazioni psichiche, fisiche, sensoriali, una volta si diceva disabili, che necessitano di un trattamento residenziale in centri specializzati. Villa dei Fiori, a Nocera, è uno di questi centri, uno dei più importanti del centro sud, con oltre sessant’anni di storia. Abbiamo chiesto come stanno affrontando questa situazione.

La prevenzione

Partiamo dall’aspetto primario della prevenzione. A spiegarci le misure prese è il direttore sanitario. “Sin dal 25 febbraio, per precauzione, abbiamo adottato misure fondamentali come quella di non consentire le uscite di nessun nostro utente e contemporaneamente avvertire le famiglie che era vietato l’ingresso all’interno della struttura per evitare che soggetti così fragili entrassero a contatto con soggetti provenienti dall’esterno su cui non avevamo nessuna conoscenza dello stato di salute. Inoltre, avendo ovviamente numerose scorte di disinfettanti, si è proceduto alla disinfezione e sanificazione di tutti i locali della struttura. Si sono effettuate due interventi straordinari di disinfezione, non solo nelle strutture operative ma anche sui mezzi di trasporto del centro semi-residenziale”.

Le misure adottate

“Naturalmente si sono attuate tutte le disposizioni emanate a livello nazionale e dalla Regione Campania.  Copia dei provvedimenti adottati è stata inviata al Direttore Responsabile del Distretto. Sempre per il principio di precauzione, da diverse settimane misuriamo elettronicamente a tutti gli operatori la temperatura corporea, sempre con esito negativo. Sono state distribuite 150 mascherine di protezione a tutto il personale operativo. Si è proceduto ad esporre in bacheca, e a distribuire a tutti i reparti, il vademecum del Ministero della Salute per proteggersi in maniera adeguata dal contagio del virus”.

“Sono cose – continua il direttore sanitario – che sicuramente ha fatto ogni centro di riabilitazione. Noi abbiamo il vantaggio di una struttura con grandi spazi interni ma anche esterni. Parliamo di sei ettari di parco, una passeggiata panoramica, due laghetti e un ruscello, un uliveto con 1.200 ulivi di cui 40 secolari, una pizzeria all’aperto, un solarium. In più abbiamo campi sportivi, l’ippoterapia, la pet therapy, il giardino dei profumi. Tutto questo, specie con il tempo bello, è molto importante perché permette di uscire dagli spazi chiusi, ed è un bel vantaggio anche dal punto di vista sanitario. Inoltre i grandi spazi interni ci hanno permesso, tra le altre cose, di moltiplicare le sale per i pasti, riuscendo anche in questi casi a mantenere le distanze necessarie”.

“C’è un altro aspetto importante – continua il direttore sanitario – ed è l’impegno dei medici di guardia, che presidiano il centro 24 ore su 24. Il contratto che abbiamo con la Asl Salerno neppure li prevede, ma noi li abbiamo. Tutti siamo impegnati al massimo. Come la giovanissima caposala che sta dimostrando, in questa situazione complessa, una maturità e un’abnegazione davvero encomiabili”.

L’aspetto psicologico

Ma non esiste solo l’aspetto medico sanitario. Anche quello psicologico e sociale è importante. A spiegarcelo sono una delle assistenti sociali e la coordinatrice degli psicologi. “Anche in condizioni normali – ci dicono – la nostra attenzione agli aspetti psicologici e ai rapporti con le famiglie è massima, figuriamoci in un momento eccezionale e delicato come questo. Affrontare il disagio della distanza, combattere le paure e le preoccupazioni, far sentire e far vivere comunque i rapporti umani sono tutte cose fondamentali”.  In concreto, come si affrontano?  “Facciamo alcuni esempi. Usando le tecnologie manteniamo vivo il contatto con le famiglie. Facciamo foto e filmati dei pazienti mandandoli alle famiglie, facciamo moltissime video chiamate, inviamo filmati mentre i pazienti fanno terapie”.

Il laboratorio per le mascherine

“Tutto questo accorcia le distanze, rassicura, e diventa terapia. Abbiamo cercato di trasformare un problema in un’opportunità. Per esempio abbiamo fatto un laboratorio in cui si “fabbricano” mascherine protettive. In questo modo si trasforma un dramma in un gioco, si sdrammatizza, ci si sente ancora più vicini.”. “Ogni operatore è coinvolto. Il cuoco, per esempio, ha realizzato piatti speciali, come dolcetti o torte, per comunicare anche con il cibo a creare un clima positivo, disteso, allegro. Che coinvolge anche i pazienti del neuromotorio, che non hanno, ovviamente, problemi di disabilità psichica o sensoriale”.  Così è come si vive “ai tempi del Coronavirus” in uno dei centri di riabilitazione della Campania.  E viene da pensare che siamo migliori di quanto pensiamo. 

Redazione

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