Riflessione

Ridere ai tempi dei social. Le strategie per portare tutti (o quasi) dalla propria parte

Ma attenzione a non esagerare con l’ironia. Si rischia di avere l’effetto opposto. E fare brutta figura

“A ridere la gente è subito pronta, e quelli che ridono li si ha dalla propria parte”. È corretto presupporre che nel 1831, quando Schopenhauer pronunciò queste parole, egli non si stesse riferendo ai social network; tuttavia, nei decenni seguenti questa massima pare essersi convertita in una regola d’oro di ogni relazione “virtuale”.

Curiosando sul Web è evidente che chi sa ironizzare ha più follower di chi è perennemente depresso o in lotta con il mondo intero: si pensi al caso di Spinoza.it, blog satirico collettivo che dal 2005 ad oggi ha ricevuto numerosi riconoscimenti ed è diventato un fenomeno “social” fuori e dentro la rete.

Esistono diverse tipologie di umorismo, le quali dipendono non tanto dal livello della battuta, del gioco di parole o del doppio senso, ma dal soggetto verso cui l’ironia è indirizzata.

Il primo tipo è quello più innocente, in quanto non prende di mira un obiettivo preciso ma lascia spazio ad una comicità più generica, la quale però si genera solo in presenza di due elementi fondamentali: l’esasperazione, che dà vita a una situazione paradossale, e l’identificazione, che crea complicità.

Il secondo genere, più sottile, cerca di giocare con i doppi sensi prendendo di mira un determinato tabù. Purtroppo il confine tra scherzo e oltraggio è spesso molto labile e, alle volte, la sottigliezza non viene colta o viene colta troppo fino a essere considerata offensiva o lesiva per una precisa fascia di persone.

Infine, la terza categoria è forse quella meno praticata ma al contempo quella che presenta gli spunti più interessanti: la strategia consiste nello sfruttare un fatto di cronaca e attualità in modo che la sua associazione con una battuta risulti divertente; qui l’umorismo e l’ironia si spostano decisamente nel campo della vera e propria satira.

Ridere in effetti è curativo ed è dimostrato che chi è ottimista ha un sistema immunitario più forte rispetto a chi è depresso. Anche la medicina crede nella potenza di un sorriso e la gelotologia studia addirittura le applicazioni del buonumore e delle emozioni positive in campo terapeutico.

La battuta giusta al momento giusto non aiuta solo il fisico, ma anche la mente e spesso salva da situazioni difficili o imbarazzanti di fronte ai nostri interlocutori, siano essi in carne e ossa oppure in bit e byte.

Un consiglio: non è obbligatorio essere divertenti, specie oggi che i social network sono affollati di battutisti e aspiranti comici, però non è nemmeno così difficile, soprattutto con l’idea giusta.

Pasquale De Virgilio

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