La raccolta differenziata ormai è entrata nelle nostre abitudini, un modo per preservare l’ambiente riducendo l’inquinamento. Gettare l’immondizia, in maniera corretta, può rappresentare un guadagno in termini economici e salute. Ma c’è sempre da migliorare. Secondo un dossier presentato da Legambiente c’è un alto tasso di plastica e carta, materiali d’imballaggio più comuni, che non vengono correttamente differenziati. Un dato che purtroppo vede un inesorabile aumento nella produzione di rifiuti indifferenziati. In Campania, infatti, all’anno 2019 sono stati conferiti 426.372 tonnellate di rifiuti da imballaggio, pari al 16,4% del totale dei rifiuti con una produzione media annua pro-capite di 73,7 kg. Un dato in aumento paragonato al 2018. Se guardiamo alla produzione assoluta dei rifiuti da imballaggio è Napoli, con 213 mila tonnellate la provincia con la maggiore produzione mentre Avellino, con 17 mila tonnellate, la provincia con la minore produzione. Salerno, invece, si attesta al 20%per produzione di rifiuti da imballaggio rispetto al totale dei rifiuti prodotti.
Ed ecco che c’è da fare meglio. In che modo? Incrementare la campagna di informazione e sensibilizzare i cittadini al corretto conferimento dei rifiuti. L’immondizia, quella gettata seguendo la differenziata, può trasformarsi in una vera e propria risorsa, sgravando così le tasche dei cittadini. Ridurre la produzione di rifiuti vuol dire, inoltre, contrastare la crisi ambientale e climatica. “Facciamo secco il sacco – ha spiegato Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania – è la campagna nata per migliorare la raccolta differenziata e ridurre sempre più il sacco dell’indifferenziato. La fotografia scattata da dossier sembrerebbe suggerire come gran parte dei rifiuti da imballaggi, ancora oggi, finiscano erroneamente nel contenitore del residuo secco indifferenziato sfuggendo, quindi, ai percorsi di recupero e riciclo che garantirebbero una nuova vita ai diversi materiali di cui sono costituiti. Un’attenta e corretta raccolta differenziata permetterebbe quindi di recuperare gli imballaggi, avviarli al riciclo attraverso filiere virtuose di economia circolare”.
Nel dossier Legambiente presenta i dati di un’indagine che ha coinvolto cittadini e cittadine della Campania per analizzare il mondo degli imballaggi e capire le informazioni che sono riportate nei prodotti generalmente acquistati nei nostri supermercati. Un’indagine di citizen science ha visto coinvolti circa 500 cittadini soprattutto giovani e giovanissimi. I prodotti utilizzati per l’indagine cittadina si dividono in generi alimentari (68%), per la cura della persona (26%) e per l’igiene della casa (6%). Tra le tipologie di materiali di cui sono fatti gli imballaggi costituiti da un unico elemento, quelle maggiormente presenti sono la plastica individuato nel 58,1% dei casi, seguito per il 26,8% da carta e cartone e dal 7,6% da materiali misto poliaccoppiato. Il 79% degli imballaggi dei prodotti esaminati è riciclabile e in 2 imballaggi su 3 sono riportate le modalità per il loro corretto conferimento.
Interessante osservare come l’utilizzo di materiale riciclato per la produzione degli imballaggi sia ancora poco attuato o forse non adeguatamente comunicato, infatti, solo nel 34% dei casi, sono state riportate informazioni sulla presenza di materiale riciclato. Inoltre sono stati monitorati dai cittadini campani anche quei prodotti con la presenza di imballaggi multicomponenti. Nello specifico i prodotti acquistati e analizzati presentavano 2 imballaggi nel 55,8% dei prodotti, 3 nel 28,3%, 4 nel 15% e 5 nello 0,9%, con una media di 2,6 imballaggi per prodotto acquistato. Anche in questo caso, tra le tipologie di materiali di cui sono costituiti gli imballaggi è la plastica a fare da padrona, infatti nel 91% dei prodotti acquistati è stato individuato dai cittadini almeno un imballaggio di questa tipologia. In 2 prodotti analizzati su 5 non sono riportate le informazioni per la corretta differenziazione e conferimento degli imballaggi mentre solo in 1 prodotto su 3 sono presenti le informazioni sull’utilizzo di materiale riciclato e lì dove presente risulta specificata la percentuale solo nel 44% dei casi.
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