Il rischio, ormai concreto, è che per non pagare di tasca propria le analisi bisognerà farle all’inizio del mese. Nei giorni successivi saranno a pagamento. È la massima semplificazione per comprendere la nuova norma varata il 10 gennaio scorso dalla Regione Campania per i tetti di spesa a cui dovranno attenersi gli ambulatori e i centri diagnostici accreditati (diabetologia, visite, laboratorio di analisi, medicina nucleare, radiodiagnostica, radioterapia, dialisi e fisiokinesiterapia).
La Regione, in base al fatturato degli ultimi due anni, poco contano in questo caso le difficoltà della pandemia, attribuisce ad ogni struttura accreditata un budget da spalmare ogni mese e per 12 mesi per l’intero 2022. Dunque, se prima i cittadini erano costretti a mettere mano alla tasca per pagare un’ecografia o una risonanza negli ultimi cinque mesi dell’anno, ora dovranno farlo a partire, magari, dal 10 di ogni mese.
Questo sistema porta al rapido esaurimento delle risorse nei centri accreditati costretti a rimandare, di volta in volta, una quota consistente della domanda concentrando, di fatto, nei primi giorni di ciascun mese l’attività in convenzione e ribaltando sull’attività privata, a pagamento per il cittadino, gli accessi nei giorni che restano scoperti dal budget pubblico. Tant’è che si registrano le prime difficoltà con resse e proteste di cittadini che erano all’oscuro di questo cambio di rotta.
La delibera della giunta regionale è stata impugnata da Federlab, dal Sindacato Nazionale Radiologi e dai Centri Antidiabete che hanno chiesto al Tar di sospenderla. “È indispensabile rivedere questo folle e scriteriato meccanismo di ripartizione del fondo – è il commento di Gennaro Lamberti di Federlab – perché nel giro di pochi giorni tutti gli esami di laboratorio e le prestazioni ambulatoriali potrebbero passare a pagamento mentre imperversa la pandemia e il settore pubblico lavora a scartamento ridotto A conti fatti il nuovo sistema distribuirà quasi la metà degli importi riconosciuti nel 2021 con l’esaurimento del budget in maniera ancora più rapida rispetto a quanto avvenuto finora”.
A dare man forte alla mobilitazione anche la politica. Il capogruppo Lega e componente della Commissione Sanità in Regione Campania, Gianpiero Zinzi, ha protocollato un’interrogazione e già chiesto che la Commissione Sanità si riunisca con urgenza. Il segretario generale di Cnal, Salvatore Ronghi, parla di “sanità per ricchi” e di “diritto alla salute negato”. “Il ricorso alla media delle produzioni di 2020 e 2021, utilizzata per fissare i tetti individuali del 2022, è errato – aggiunge Gaetano Gambino presidente di Aisic – in questi due anni la produzione è stata influenzata al ribasso dal Covid-19”.
Dito puntato anche sulla qualità delle prestazioni in quanto sarebbero limitati gli investimenti in personale e tecnologie e sulle strutture con bassi tetti di spesa e sotto la soglia minima di attività. Insomma le aziende non avrebbero più la forza economica per investire in nuove attrezzature. Mentre un altro pericolo è all’orizzonte, il governo sta ipotizzando una riduzione dei prezzi delle prestazioni con una rivisitazione del tariffario in ribasso.
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