I centri di riabilitazione e le Rsa, residenze sanitarie assistite, hanno costituito un comitato per eliminare la giungla dei contratti. Ed infatti lo hanno chiamato Comitato Giustizia Contrattuale. Il primo atto è una diffida alla Regione Campania nel perpetrare la diffusione del dumping contrattuale. La nota è stata inviata ai vertici regionali della sanità alla vigilia dello sciopero dei lavoratori programmato con il 6 luglio. Nelle stesse ore la Regione incontrerà le associazioni datoriali per affrontare il problema delle tariffe ex art. 26/833.
“Da quello che ci risulta – fanno sapere dal neo comitato – l’idea è di perpetrare l’assegnazione di tariffe indifferenziate. Se ciò avverrà sarà nostro dovere ricorrere in tutte le sedi per far cessare questa iniquità che danneggia il Servizio sanitario regionale della Campania e che umilia migliaia di lavoratori e le imprese accreditate impegnate quotidianamente nel fornire un servizio di eccellenza premiando, e non invece mortificando, la forza lavoro”.
“Il problema – ha detto Francesco D’addino – è la smisurata proliferazione dei contratti collettivi nazionali con una esplosione di accordi pirata il cui unico obiettivo è creare danno dei lavoratori. Per questo motivo in questo periodo le organizzazioni sindacali sono mobilitate su questo fronte. È assolutamente intollerabile se fosse sollecitato e incentivato da un ente pubblico quale la Regione e per servizi di interesse generale come quelli sanitari”. Il problema sono i costi per le aziende e le enormi differenze di paga che si ripercuotono sui lavoratori. L’esempio della riabilitazione è indicativo, il contratto di riferimento, quello Aiop/Aris è adottato solo dal 40% dei centri. L’altro 60% adotta contratti diversi, ovviamente più vantaggiosi per l’impresa a danno dei lavoratori.
Sul costo del lavoro il risparmio, rispetto a coloro che applicano il contratto Aiop va dal 14,90 % dell’Aias fino al 34,04 di chi applica in modo improprio il contratto Aris Rsa. “Questo – spiega D’addino – determina minori costi sul fatturato, facendo un calcolo sulla media semplice questo significa 23 milioni di euro l’anno sul budget della riabilitazione a danno dei lavoratori. Ciò provoca una situazione di concorrenza sleale in cui soggetti che offrono gli stessi servizi con lo stesso riconoscimento economico, in verità operano in condizioni del tutto diverse con forte svantaggio per coloro che applicano il contratto di rifermento più favorevole ai lavoratori. Ci sono poi conseguenze sulla qualità dei servizi per i cittadini e sui livelli occupazionali”.
La proposta che arriva dal comitato è di stabilire come requisito essenziale dell’accreditamento, l’applicazione del contratto di riferimento per la sanità privata e più vicino a quello della sanità pubblica, ovvero quello Aiop/Aris per la riabilitazione. “Infatti – scrivono nella diffida inviata alla Regione – risulta inconcepibile come tra i requisiti richiesti per l’accreditamento (metri quadri per posto letto, spazi di vivibilità interni ed esterni, numero e qualità del personale) non sia previsto quello fondamentale del contratto di lavoro applicato, necessario per garantire la qualità della assistenza.
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