I sindacati hanno proclamato lo sciopero dei lavoratori della riabilitazione, mani incrociate il 6 luglio contro la giungla dei contratti
Martedì 6 luglio i lavoratori della riabilitazione scenderanno in piazza per uno sciopero regionale. La protesta è stata proclamato da Cgil Fp e Cisl Fp che manifesta per i ritardi con i quali la Regione Campania sta affrontando la questione dei rimborsi relativi al rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale della Sanità Privata (ad oggi applicato solo da pochissime aziende anche in virtù di tali ritardi) e per la mancata definizione di una seria politica di contrasto al dumping contrattuale.

Il direttore del Centro Studi di Villa dei fiori, Centro di riabilitazione tra i più importanti della Campania, Francesco D’Addino, ha inviato una nota ai sindacati. “Il problema del dumping contrattuale – si legge nella lettera – sta diventando sempre più devastante e, giustamente, è sempre più al centro dell’attenzione e della mobilitazione delle organizzazioni sindacali. Lo testimonia il fatto che negli ultimi anni le tipologie di contratto siano passate da 300 a oltre 900, con una esplosione di contratti “pirata” il cui unico obiettivo è fare dumping contrattuale a danno dei lavoratori”.
“Come Centro Studi – continua D’Addino – ce ne siamo occupati molto, anche in collaborazione con i sindacati, con particolare riferimento alla Campania e ai contratti per la riabilitazione ex art. 26. Diciamo subito che il dumping contrattuale è sempre inaccettabile e pericoloso, anche nelle fasi di crisi, ma lo è tanto più in una fase di ripresa e resilienza come quella dei prossimi anni. Ma diventa assolutamente intollerabile se sollecitato e incentivato da un ente pubblico quale la Regione e per servizi di interesse generale come quelli sanitari”.
Il direttore D’Addino non lesina numeri e percentuali. “L’esempio della riabilitazione nella Regione Campania – scrive – è indicativo: il contratto di riferimento, quello Aiop/Aris riabilitazione, è adottato solo dal 40% dei centri. L’altro 60% adotta contratti diversi, ovviamente più vantaggiosi per l’impresa a danno dei lavoratori. I Centri che adottano contratti minori, per non dire pirata, a parità di tariffa hanno costi inferiori sul fatturato fino al 16 % rispetto a quelli che adottano i contratti Aiop/Aris riabilitazione”.
“Ancora più clamorose – continua il documento – sono le cifre per i centri ex art. 26 che adottano contratti specifici per le Rsa, come quello Aris Rsa, con minori costi sul fatturato del 18 %. Facendo un calcolo sulla media semplice, tutto questo significa 23 milioni di euro l’anno tolti ai lavoratori. Senza contare le conseguenze sulla qualità dei servizi per i cittadini da parte di strutture che, in quanto accreditate, rappresentano il Servizio sanitario pubblico; il notevole danno all’occupazione”.

Poi arrivano le proposte. “A livello nazionale – sostiene D’Addino – è necessario emendare il Decreto legge 502/92, un testo vecchissimo e anacronistico che viene usato per negare la differenziazione delle tariffe sulla base dei contratti adottati. Proponiamo questo emendamento ” le tariffe vanno determinate sulla base del costo della vita, in base ai costi standard di produzione e di quote standard di costi generali e sul CCNL applicato, dando preferenza al contratto leader del settore più vicino al CCNL del SSN dal punto di vista normativo ed economico”.
“A livello regionale – precisa il direttore – riteniamo che la Regione Campania possa dare l’esempio e diventare un dirompente punto di riferimento nazionale in un modo semplicissimo: stabilendo come requisito essenziale dell’accreditamento l’applicazione del CCNL di riferimento e più vicino a quello della sanità pubblica, ovvero quello Aiop-Aris per la riabilitazione. In via subordinata, ma solo in via subordinata, i contratti che fanno riferimento ad altre Associazioni, come l’Anfas o Aias dovrebbero essere classificati in fascia B e gli altri ancora in fascia C con rette differenziate. In questo modo si riuscirà finalmente a spezzare il circolo vizioso che rischia di abbattere decenni di lotte per i diritti dei lavoratori, danneggiare ulteriormente le imprese virtuose che adottano i contratti più tutelanti, abbassare la qualità dei servizi ai cittadini”.

