Ai piedi e sui fianchi, a sud-est della collina di sant’Andrea, si estende la zona detta Pietraccetta. Perché questo nome così originale? In realtà sappiamo che nel XV°-XVI° secolo, proprio in quella zona ricca di terra fertile e di cave di tufo grigio, viveva un tale Pietro di Accetto (o Acierto) che possedeva molti terreni e proprietà. Presumibilmente questo signore discendeva da Don Pietro di Ayerbo, figlio di Giacomo, re di Aragona e di Donna Teresa, una dama spagnola di Valencia. La famiglia Ayerbo arrivò nel regno di Napoli col re Alfonso ed essendo stata dichiarata di sangue reale, godette di molti privilegi e fu esentata dai tributi.
Nelle ricche proprietà nocerine, di questo Pietro di Ayerbo (o Acierto) si formò quindi un nucleo abitato che prese il suo nome. Nei suoi lussureggianti giardini nel 1603 fu edificata una chiesa dedicata a San Bartolomeo che sostituì la precedente, detta in “pede castri” perché costruita sotto il castello. Le case più antiche sono nella zona detta Terravecchia, attuale Casale Bianchini, addossate al convento di Sant’Antonio e per centinaia di anni hanno collegato Pietraccetta alla zona di piazza Mercato evitando di scendere per l’Arenula, in quanto le porte posteriori del convento erano sempre aperte.
Adesso la via non ha sbocco, il convento è chiuso da un cancello. Tuttavia a volte, specie negli orari della messa, la porticina è aperta e si può entrare nel convento, proprio accanto all’altare maggiore. La nuova urbanistica nocerina ha sostituito il nome di Pietraccetta dedicando la via a Marco Levi Bianchini.
Levi Bianchini è stato uno psichiatra tra i più entusiasti sostenitori e divulgatori della psicoanalisi freudiana, tanto da fondare la Società Psicoanalitica Italiana che doveva diffondere lo studio e la pratica clinica della psicoanalisi di Freud. Marco Levi Bianchini nacque a Rovigo nel 1875 da famiglia ebrea. Si laureò in medicina a 24 anni e nel 1909 divenne assistente nell’ospedale psichiatrico di Nocera che, come sappiamo, era stato il convento degli Olivetani, costruito anch’esso nelle fertili terre di Pietraccetta.
Nel 1913 fu nominato primario e intraprese un viaggio di studi presso i principali istituti psichiatrici tedeschi. Fu in questa occasione che conobbe la psicoanalisi teorizzata da Sigmund Freud. Tornato in Italia fondò la collana editoriale “Biblioteca psichiatrica internazionale” per la quale tradusse e pubblicò una serie di testi psicoanalitici che segnarono l’ingresso della psicoanalisi nella letteratura scientifica italiana, cosa che gli valsero le lodi proprio di Freud.
In Italia però la sua opera fu molto osteggiata poiché le correnti intellettuali dell’epoca non erano aperte all’analisi della psiche come una delle basi della malattia mentale. Marco Levi Bianchini, in quanto ebreo, subì le leggi razziali fasciste ma riuscì a salvarsi e guidò ancora l’ospedale psichiatrico di Nocera fino alla pensione. Passò il resto della vita a Nocera e qui morì a 86 anni il 21 agosto 1961.
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