La storia del santuario di Monte Albino: il voto del condottiero Castaldo, frane e alluvioni, la fuga dei monaci, il monastero poi manicomio
È già la seconda Pasqua che i nocerini, ma non solo, non possono “salire devotamente sul Monte Albino a pregare la Madonna dei Miracoli”. Eppure ci sono stati anni in cui è stata Lei a scendere tra di loro, tra le loro case.
Tutto ha un inizio. Il grande condottiero nocerino Giovan Battista Castaldo, per un voto fatto in battaglia, trasformò una cappella situata a metà del monte Albino e dedicata alla Madonna dei Tre Pigni, in un monastero che affidò alla cura dei cosiddetti “Padri Bianchi”, cioè gli Olivetani di Monte Oliveto Maggiore in provincia di Siena.

A causa di continue alluvioni e disastrose frane, dopo circa 150 anni e precisamente nel 1717 i monaci dovettero trasferirsi a valle, nel Casale di Piedimonte-Pietraccetta dove, sempre su un terreno donato dal Castaldo al santuario, costruirono, nell’attuale via Federico Ricco, un nuovo monastero, molto imponente, con un’annessa chiesa che fu quindi dedicata alla Madonna dei Miracoli.
Nel 1728 i monaci lasciarono definitivamente Monte Albino e si stabilirono a valle, nel nuovo monastero. La zona è ancora adesso ricordata come Monte Oliveto a ricordo degli Olivetani. Questi, quando si trasferirono, portarono con loro l’altare di marmo, la tomba del Castaldo e l’antica immagine della Madonna dei Miracoli dipinta su marmo.

Con la soppressione dei monasteri voluta da Gioacchino Murat, i monaci dovettero lasciare per sempre Nocera mentre la chiesa, nel 1812, fu donata alla parrocchia di San Bartolomeo, di cui poi prese il nome. Nel 1882 Federico Ricco comprò l’ex convento degli Olivetani e lo trasformò nell’ospedale psichiatrico Vittorio Emanuele II. Dal 1978, quando entrò in vigore la legge Basaglia che soppresse i manicomi, nelle grandi stanze dell’ex convento hanno trovato ospitalità gli uffici dell’Asl, l’azienda sanitaria locale.


