Nocera è in festa e insieme si affida al Poverello d’Assisi. Nella solennità di San Francesco i sindaci di Nocera Superiore, Gennaro D’Acunzi, e di Nocera Inferiore, Paolo De Maio, hanno acceso la lampada dinanzi la statua del Patrono d’Italia durante la celebrazione della Santa Messa celebrata dal vescovo della diocesi Nocera Sarno, Giuseppe Giudice, ieri sera nella chiesa di Santa Maria degli Angeli. In processione, D’Acunzi con una lampada ad olio realizzata in ceramica con disegnati gli stemmi dei due Comuni e il Tau francescano, De Maio a reggere il cero utilizzato per accendere la lanterna che resterà accanto all’effige del santo custodita dai frati.
Un semplice e piccolo gesto che ha dietro un grande significato, come ha ricordato monsignor Giudice “contempliamo Francesco che è tra i piccoli del Vangelo e ci chiediamo ‘come mai tutto il mondo viene dietro di te? Francesco ha vissuto il vangelo senza sbavature, si è fatto piccolo per diventare grande, povero in terra e ricco in cielo. Il suo canto di amore – ha sottolineato il vescovo – è soffocato dai rumori della guerra e dalle realtà intorno e dentro di noi che non ci permettono di scrivere una pagina di Vangelo autentica”.
Nella sua omelia, monsignor Giudice ha riflettuto su tre aspetti che hanno segnato il carisma di San Francesco. “Contemplando la vita di Francesco, viene fuori la leggerezza. Noi siamo appesantiti, lui si è disfatto di tutto ciò che non serviva, spogliandosi di tutto. Non è la leggerezza di chi vive un po’ alla leggere, ma la leggerezza del Vangelo che diventa semplicità, sia nel vivere sia nelle relazioni”.
Soffermandosi sulla semplicità, il prelato ha richiamato due episodi chiave per i francescani, collegati a due misteri della fede: il mistero della culla e il mistero della croce. Momenti che hanno caratterizzato questi ultimi due anni per la famiglia francescana, l’ottavo centenario del presepe di Greccio, il primo realizzato nella storia, e gli ottocento anni dal dono delle Sacre Stimmate. “Misteri – ha spiegato – che Francesco ha messo insieme. Con Greccio ha voluto contemplare con gli occhi della carne il mistero di Dio, su La Verna ha voluto sentire sulla carne la Passione del Signore”.
“La letizia francescana – ha concluso il vescovo – non è il canto del buon tempone o il clima festaiolo che cerca di farci dimenticare la concretezza della carne, Francesco vive la letizia perché si offre al Signore”. Carismi su cui poggia anche il Terz’Ordine Francescano. La ministra della fraternità di Santa Maria degli Angeli, Rosanna Cioffi, ha voluto donare a monsignor Giudice la regola e il Tau “che rappresentano il nostro stile di vita per conformarci così come volle San Francesco, al Cristo povero e crocifisso”.
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