Cultura

Dal cassetto al Salone del Libro di Torino

Teresa Staiano, preside di Nocera, debutta come scrittrice al Salone del Libro di Torino con un romanzo sulla scuola del futuro

di Ida Lenza

La dirigente scolastica del II Istituto Comprensivo di Nocera Inferiore, Teresa Staiano, debutta nella narrativa con «Paideia 2051», una storia che – a detta della scrittrice – è stata scritta d’istinto e rimasta dormiente per dieci anni in un cassetto prima di vedere la luce. Il romanzo è stato presentato oggi al Padiglione Oval Stand T62 del Salone Internazionale del Libro di Torino.

Il libro immagina una scuola del futuro dominata dagli interessi di grandi holding economiche, in cui gli studenti non sono più tali ma «apprendisti», ridotti a manodopera silenziosa e produttiva. A narrare questa distopia è Ashret, un’insegnante che si rifiuta di rassegnarsi al ruolo di semplice «addestratrice» e che, di nascosto, continua a portare la letteratura nelle sue classi, convinta del potere formativo delle parole e dell’importanza di educare i sentimenti.

A rischio l’identità culturale della scuola italiana

«L’idea è nata oltre dieci anni fa – racconta Staiano – come reazione alle riforme che hanno progressivamente eroso l’identità culturale della scuola italiana, a partire dalla celebre trinità delle tre “I”: impresa, Internet, inglese». Scritta a metà, la storia è finita nel cassetto. Poi la realtà ha cominciato a superare la fantasia e la dirigente ha sentito il dovere di tornare su quelle pagine e di completarle. «Ho sentito un dovere di testimonianza – ha dichiarato – che mi ha spinta ad avere il coraggio di condividere le mie riflessioni».

Il titolo accosta volutamente due elementi in contrasto: Paideia, parola greca che racchiude l’intero percorso educativo dell’essere umano — la cura, la formazione, la sapienza — e 2051, anno di un futuro ancora tutto da scrivere. Una partita aperta, come la chiama l’autrice stessa. La scrittura è stata un’esperienza inattesa per chi, abituata per professione a redigere testi con metodo e rigore, si è ritrovata a scrivere «come sotto dettatura», in una sorta di ispirazione furiosa. «Come una liberazione, una catarsi», ha confessato.

Quando l’editore Francesco D’Amato le ha consegnato la prima copia, l’autrice dice di aver vissuto l’emozione di una nascita, sfogliandone le pagine e annusando l’odore della carta. «Questo romanzo non è autobiografico – precisa Staiano – ma è la sintesi letteraria di parte della mia vita: l’amore per l’insegnamento, per i ragazzi, per la letteratura nata sui banchi del liceo classico, tra le pieghe del latino e del greco».

Il messaggio che vuole lanciare, in particolare ai giovani, è un invito al pensiero critico: non tutto ciò che è tecnologico e innovativo è necessariamente migliore del passato. E alla domanda se scriverà ancora, la dirigente risponde che prima è giusto aspettare la risposta dei lettori, che vanno sempre rispettati «perché – conclude – come diceva Massimo Troisi a leggere è uno, e a scrivere sono in tanti».

Ida Lenza

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