Cultura

La caserma “rossa” non solo per il commissario Ricciardi

Il commissario Ricciardi ha rivitalizzato il dibattito sulla caserma Tofano di Nocera Inferiore, gioiello di ingegneria da rivalutare

In queste settimane, grazie alla fiction di Rai 1 sulle indagini del commissario Ricciardi, i riflettori si sono riaccesi sulla caserma Tofano di Nocera Inferiore, dove sono state girate alcune scene del film. Abituati a vederla come semplice arredo urbano, parecchi di noi ne ignorano la storia. Dedichiamo l’appuntamento di questa settimana per scoprire gli angoli della città proprio alla “rossa” come viene anche chiamata la caserma di via Solimena.

La struttura, dedicata dapprima al tenente generale Nicola Marselli e poi al tenente Bruno Tofano, morto nella prima guerra mondiale, fu realizzata per volere del re di Napoli, Carlo III, sul luogo dove sorgeva il palazzo ducale della città. La realizzazione ebbe lo scopo di liberare Nocera dall’incombenza di dover ospitare i militari nelle case della popolazione (da qui la denominazione dei nocerini come “figli ‘e suldat…). Essa rappresenta uno dei più grandi edifici militari d’Italia in quanto, nata per la cavalleria, aveva al piano terra le scuderie per ospitare circa 660 cavalli, mentre il primo e il secondo piano erano per gli alloggi e la logistica per ben 2560 persone. Carlo III affidò il progetto all’ingegnere militare Felice Romano, allievo di Luigi Vanvitelli.

I lavori cominciarono il 23 settembre del 1751 e finirono sette anni dopo. La caserma è una costruzione su tre livelli di forma quadrata che reca al centro un ampio cortile, o piazza d’armi, che era attraversato in direzione est-ovest dal rio Saltera dei Corvi, (un ramo del torrente Solofrana) che alimentava i quattro pozzi d’acqua potabile, con un complesso sistema di “saracinesche” che consentivano il riempimento delle cisterne o il deflusso delle acque nel fiume Sarno. Oltre a questo corso d’acqua, i quattro lati della caserma erano attraversati da canali indipendenti per la raccolta e lo scolo delle acque luride. Tanto ingegno non meriterebbe una rivalutazione?

Marisa Croce

Redazione

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