Si è lasciato ispirare dall’ottavo centenario del presepe di Greccio per rappresentare al meglio il mistero della “manifestazione del Signore”. E’ il messaggio che don Carmine Citarella, parroco della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Casali di Roccapiemonte ha voluto proporre con la rappresentazione della Sacra Famiglia di Betlemme. Come ogni anno un presepe speciale capace di mettere insieme la sensazione di gioia e stupore sia ammirando la sua bellezza ma soprattutto per il messaggio di fede che vuole trasmettere.
“Il presepe realizzato nella notte di Natale del 1223 da San Francesco d’Assisi – ha spiegato don Carmine – è stato un presepe ‘Eucaristico’ dove al centro della scena non era deposto il Bambino di Betlemme rappresentato da una statuina o da un neonato in carne e ossa, ma fu adoperato addirittura il Santissimo Sacramento. Quello allestito quest’anno in parrocchia vuole essere un presepe ‘epifanico’, ossia la manifestazione del Signore ai Magi, rappresentanti dell’umanità intera, chiamati dalla stella alla casa di Betlemme al di fuori dei confini della Terra Santa”.
Attraverso il presepe, don Carmine ha voluto rappresentare gli altri due eventi, raccontanti dai Vangeli, in cui Gesù si manifesta alle persone. Spostando lo sguardo verso sinistra, dove al centro è collocata la rappresentazione della Natività con i re Magi giunti per rendere omaggio al Salvatore, è possibile ammirare il Battesimo di Gesù. “Liturgicamente lo celebreremo domenica 7 gennaio – ha spiegato il religioso – e segnerà la fine del tempo di Natale. Il Signore fu battezzato da Giovanni e fu presentato al popolo della prima alleanza dalla voce del Padre e dalla discesa dello Spirito Santo: Gesù è il Messia o Cristo, cioè l’Unto del Signore mandato a svolgere la Sua missione di salvezza con la parola (profeta), i miracoli e l’accoglienza degli ultimi (re) e l’offerta della Sua vita sulla croce (sacerdote)”.
Il terzo evento, invece, lo scorgiamo rivolgendo lo sguardo verso l’alto, alla destra della Natività, e rappresenta il prodigio delle ‘Nozze di Cana’. “Episodio – ha osservato don Carmine – che celebriamo la domenica successiva al Battesimo di Gesù ed è avvenuta ai discepoli a Cana di Galilea durante un festino di nozze a cui partecipò con la Madre sua: donando la gioia del vino nuovo e migliore o “bello” (Gv 2, 10), il Messia festeggia come vero Sposo le nozze con la Chiesa (Maria) che si compiranno sulla Croce nel suo preziosissimo Sangue. In tal modo manifestò la sua gloria divina e i suoi discepoli credettero in lui (Gv 2, 11).
“Inoltre le tre scene – ha spiegato il parroco – sono caratterizzate dalla presenza di bambini che il Vangelo indica come “misura” per l’accoglienza del Regno portato nella persona di Gesù: nella prima è lo stesso Sacro Bambino a braccia aperte verso la Madre e i Magi con l’aureola già a forma di Croce; nel Battesimo c’è un bambino che indica la colomba e sembra incarnare la risposta piena di incanto alla discesa dello Spirito e alla voce del Padre che lo presentano a Israele; nella scena di Cana un bambino assiste alle nozze e al miracolo, mentre nella piazza del paese alcuni bambini giocano su un albero incarnando l’effetto della gioia che il Cristo per intercessione di Maria ha portato alla festa”.
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