Nell’antichità veniva definita festa di primavera e vedeva i contadini celebrare il risveglio della natura, per la Chiesa è la consacrazione del tempio alla Mater Domini, avvenuta da Papa Niccolò II il 1 maggio del 1061. Oltre a essere uno dei riti arborei più antichi d’Italia, la Festa del Majo vuole celebrare un’anniversario importante per la storia e la fede che unisce le città di Nocera Superiore e Roccapiemonte. Quest’anno, infatti, sono 963 anni dalla venuta del pontefice a Nuceria in visita di quel luogo sacro dove, qualche anno prima, la giovane Caramari ritrovò l’effige della Madonna scavando sotto una quercia.
La danza dei cortei di figuranti in costume d’epoca è il saluto alla primavera accompagnato dal dono degli alberelli (i Maj) alla Madonna al fine di propiziare i raccolti dei campi. Folklore e religione, leggende e storia si ravvivano nella solenne celebrazione del 1° maggio dove si mescolano sacro e profano per fondersi in un inno di lode a Dio, a devozione della Mater Domini, di gioia e ringraziamento per la terra che si risveglia.
Il programma prevede per martedì 30 aprile alle ore 20 l’apertura del borgo medioevale nella piazza del Santuario di Materdomini con l’allestimento di un mercato e la riproduzione di tutti i mestieri, spettacoli, danze, giochi e degustazione dell’epoca. Mercoledì 1° maggio ci sarà la partenza dei due cortei storici. Alle 16.30 partirà il corteo dalla parrocchia di San Michele Arcangelo di Croce Malloni guidato dal sindaco Giovanni Maria Cuofano. Mezz’ora dopo partirà da piazza Zanardelli a Roccapiemonte il corteo guidato dal sindaco Carmine Pagano accompagnato dai trombonieri di Sant’Anna e i figuranti dell’associazione “Mente Cuore e Forza” per poi giungere dinanzi al sagrato della basilica.
L’arrivo dei due cortei a Materdomini è previsto alle ore 18. Qui ci sarà l’accoglienza e la consegna del Majo con la successiva celebrazione della Santa Messa e l’indulgenza plenaria. Alle 19 in piazza lo scambio delle pergamene e il saluto tra le autorità. Seguirà l’esibizione di gruppi folcloristici con spettacoli, balli e giochi medioevali. Il corteo che prenderà forma, richiamerà l’iter storico della Festa del Majo. Figuranti dell’epoca contadina che scortano il Majo, intorno alla quale danza una fanciulla, la reginetta della Primavera; la raffigurazione del ritrovamento dell’icona della Madonna Bruna, la Materdomini; la rievocazione della venuta di Niccolò II; la corte rinascimentale capeggiata dal feudatario, con dame e cavalieri.
La Festa del Majo ha radici pagane. Erano i giorni in cui l’uomo rinnovava il suo rapporto con la natura, festeggiato con balli, canti e musiche che animavano il corteo che vedeva portare in processione un arbusto detto appunto Majo, un arbusto o una delle sue parti che rappresentavano lo spirito della vegetazione e il suo risveglio. Culto che veniva praticato anche a Nuceria, ma con il trionfo del Cristianesimo ha assunto tutt’altro significato e fu associato alla consacrazione del tempio dedicato alla Vergine Bruna, avvenuta nel 1061.
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