Cultura

Nocera Superiore, la Materdomini e l’antica Festa del Majo

Si rinnova la consacrazione del tempio alla Materdomini con la Festa del Majo, la danza degli alberelli dalle antichissime radici storiche

Nell’antichità veniva definita festa di primavera e vedeva i contadini celebrare il risveglio della natura, per la Chiesa è la consacrazione del tempio alla Mater Domini, avvenuta da Papa Niccolò II il 1 maggio del 1061. Oltre a essere uno dei riti arborei più antichi d’Italia, la Festa del Majo vuole celebrare un anniversario importante per la storia e la fede che unisce le città di Nocera Superiore e Roccapiemonte. Quest’anno, infatti, sono 965 anni dalla venuta del pontefice a Nuceria in visita di quel luogo sacro dove, qualche anno prima, la giovane Caramari ritrovò l’effige della Madonna scavando sotto una quercia.

La danza dei cortei di figuranti in costume d’epoca è il saluto alla primavera accompagnato dal dono degli alberelli (i Maj) alla Madonna al fine di propiziare i raccolti dei campi. Folklore e religione, leggende e storia si ravvivano nella solenne celebrazione del 1° maggio dove si mescolano sacro e profano per fondersi in un inno di lode a Dio, a devozione della Mater Domini, di gioia e ringraziamento per la terra che si risveglia.

«La Festa del Majo – ha dichiarato il sindaco Gennaro D’Acunzi – incarna lo spirito più autentico di Nocera Superiore, tradizione, fede e comunità che si rinnovano nel segno della rinascita e dell’identità locale. Un appuntamento che unisce e valorizza il territorio. L’Amministrazione conferma il proprio sostegno all’iniziativa e invita cittadini e visitatori a partecipare».

«Un appuntamento – ha sottolineato l’assessore alla Cultura Antonietta Battipaglia – che intreccia fede, storia e tradizioni millenarie. Questa rievocazione è il frutto di una consolidata sinergia tra l’Amministrazione comunale e le associazioni locali, un’unione che permette di riscoprire la nostra identità e valorizzare il patrimonio culturale della nostra comunità».

Il programma

Venerdì 1° maggio il quartiere di Materdomini farà un salto nel tempo trasformandosi in un borgo dell’anno Mille, per vivere a pieno l’antica Festa del Majo. Rievocazione degli antichi mestieri, banchetti didattici, spettacoli di artisti di strada, danze, musiche, giochi e degustazione dell’epoca, in pieno stile medioevale. Alle 17.30 partirà il corteo dalla parrocchia di San Michele Arcangelo di Croce Malloni guidato dal sindaco Gennaro D’Acunzi. Mezz’ora prima, alle ore 17:00, partirà da piazza Zanardelli di Roccapiemonte il corteo guidato dal sindaco Carmine Pagano. L’arrivo dei due cortei al sagrato del Santuario di Materdomini è previsto alle ore 18:00.

Qui ci sarà l’accoglienza da parte del rettore del Santuario, padre Andre Mazzocchi, e la consegna del Majo con la successiva celebrazione della Santa Messa e l’indulgenza plenaria. Alle 19:00 in piazza lo scambio delle pergamene e il saluto tra le autorità. Seguirà l’esibizione di gruppi folcloristici con spettacoli, danze e giochi medioevali. Il corteo che prenderà forma, vuole richiamare l’iter storico della Festa del Majo. Figuranti dell’epoca contadina che scortano il Majo, intorno alla quale danza una fanciulla, la reginetta della Primavera; la raffigurazione del ritrovamento dell’icona della Madonna Bruna, la Materdomini; la rievocazione della venuta di Niccolò II; la corte rinascimentale capeggiata dal feudatario, con dame e cavalieri.

Sabato 2 maggio alle ore 20 il borgo si rianimerà con la rievocazione dei mestieri, spettacoli di artisti di strada, danze, musiche, giochi e degustazione dell’epoca. Sarà così anche domenica 3 maggio, dalle ore 10:00 con tutte le attività del programma. Alle ore 11:00 nella piazza antistante il Santuario ci sarà lo spettacolo di falconeria con I Falconieri.

La ricostruzione storica

La Festa del Majo ha radici pagane. Erano i giorni in cui l’uomo rinnovava il suo rapporto con la natura, festeggiato con balli, canti e musiche che animavano il corteo che vedeva portare in processione un arbusto detto appunto Majo, un arbusto o una delle sue parti che rappresentavano lo spirito della vegetazione e il suo risveglio. Culto che veniva praticato anche a Nuceria, ma con il trionfo del Cristianesimo ha assunto tutt’altro significato e fu associato alla consacrazione del tempio dedicato alla Vergine Bruna, avvenuta nel 1061.

Redazione

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