Cultura

Materdomini, “solo l’amore crea e costruisce”

Dall’altare della Materdomini il vescovo invita a essere “cerini che illuminino il buio del mondo, in oggi dominato dalla violenza”

“L’oggi è dominato da un rigurgito di violenza, dove si è dimenticata la storia. L’oggi è preoccupante per tutti coloro che hanno a cuore il bene delle nostre città. Una luce nel buio si tramuta in luce per tutti. Solo l’amore crea, genera e porta frutto, l’odio, il male e la prepotenza porta solo distruzione”. Lo ha detto il vescovo Giuseppe Giudice che ha presieduto, all’alba di questa mattina a Nocera Superiore, la celebrazione eucaristica del novenario in onore della Materdomini. 

Un’omelia dove il prelato ha parlato ancora una volta ai giovani che nella notte si sono fatti pellegrini per raggiungere la Mater Domini. “Diventiamo – ha sottolineato il vescovo – tanti piccoli cerini alimentati dalla devozione di Maria e sarebbe un mondo migliore”. A celebrare la Santa Messa accanto al vescovo erano presenti il rettore del Santuario di Materdomini, padre Andrea Mazzocchi, il ministro provinciale dell’Ordine dei Frati Minori, padre Antonio Ridolfi, i parroci della forania Nocera Superiore Roccapiemonte e tanti sacerdoti dell’Agro nocerino.

Sebbene le difficoltà e i tempi che corrono, anche quest’anno le strade che conducono verso il Santuario di Materdomini si sono tramutate in un fiume di fedeli, illuminate dalle torce di preghiere e speranza portate ai piedi della Vergine. Quella di questa mattina, nono e ultimo giorno della novena, è stata una celebrazione partecipata che ha visto una piazza ricolma di persone provenienti da ogni parte dell’Agro nocerino sarnese, dalla Valle dell’Irno e dai Paesi vesuviani, accompagnati dai caratteristici carri mariani.

Durante l’omelia, monsignor Giudice ha ricordato San Massimiliano Maria Kolbe, morto martire il 14 agosto 1941 ad Auschwitz, e lo ha definito “il portinaio di Maria”. Un religioso – ha poi aggiunti – innamorato della Vergine che questa mattina ci accoglie in una vita ricamata dalla devozione alla Madonna”. Il sacerdote, deportato dai nazisti, non ha avuto paura e ha donato la sua vita per gli altri, offrendosi al posto di un padre di famiglia per poi, al termine di una lunga agonia, essere giustiziato con un’iniezione letale.

Tanti i carri mariani che hanno trovato posto in piazza e sul sagrato del santuario, a testimoniare che la tradizione e la fede durano nel tempo. Anche la chiesa era piena e ha accolto coloro che non hanno trovato posto in piazza e hanno partecipato alla celebrazione seguendola da un maxi schermo allestito dinanzi all’altare maggiore. Tra i diversi carri mariani, uno in particolare ha attratto fortemente, ossia quello raffigurante la Porziuncola con San Francesco ai piedi della Materdomini, nell’ottavo centenario dalla morte del Poverello d’Assisi ed anno giubilare francescano come voluto da Papa Leone XIV.

Foto di Ciro Esposito

Redazione

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