Cultura

Papa Urbano VI, gli intrighi e le congiure durante la sua sosta a Nocera

La permanenza di papa Urbano VI a Nocera (1385) provocò congiure, tradimenti e guerre, sullo sfondo il convento di sant’Antonio e il castello

I protagonisti della nostra storia sono il papa Urbano VI e il re Carlo III. Alla base del loro sodalizio vi era un accordo di spartizione di potere, terreni e ricchezze. E proprio questo accordo fu motivo di discordia tra i due potenti. Ma cominciamo dall’inizio perché questa storia è come un avvincente film di avventure, ricco di colpi di scena, tradimenti, congiure e guerre.

Gli accordi per il potere

Tutto ha inizio quando nel 1378 ci fu lo Scisma d’occidente della chiesa cattolica. Da un lato l’antipapa Clemente VII, sostenuto da alcuni cardinali dissidenti e dalla regina di Napoli Giovanna d’Angiò. Dall’altro Urbano VI (al secolo Bartolomeo Prignano), legittimamente eletto e sostenuto da Carlo, nipote di Giovanna e desideroso di regnare su Napoli. Sembra che il sodalizio tra il papa e Carlo decadde quando questi non mantenne la promessa di dare i possedimenti promessi al nipote del papa, per cui questo, da Napoli dove lo ospitava il re, si rifugiò al castello di Nocera che apparteneva al nipote.

Il complesso conventuale di sant’Antonio

Ma i problemi per il pontefice non finirono qui. Alcuni cardinali iniziarono a tramare una congiura ai suoi danni. Le cronache riportano che in una sala dell’attuale convento di sant’Antonio (e che allora era dedicato a san Francesco) sei cardinali, e precisamente Marino del Giudice, Giovanni da Amelia, Adam Easton, Gentile di Sangro, Bartolomeo di Cogorno e Ludovico da Venezia, si riunirono con l’intento di attirare il pontefice nel convento, qui deporlo, processarlo e condannarlo al rogo per eresia.

La congiura e il tradimento

Il giorno fissato era il 13 gennaio 1385, ma il papa fu avvertito dal cardinale Orsino, amico fidato del pontefice, e che si era dissociato dalla congiura. Così quando i sei cardinali si recarono al castello per conferire con lui, li fece arrestare e torturare, sostituendoli subito, nominando altri cardinali a lui fedeli. Si racconta che il papa, in preda alla furia, salisse sul torrione più alto e circondato da croci e torce accese, scomunicò il re Carlo III, la regina sua moglie, l’antipapa Clemente e i cardinali traditori esortando gli abitanti di Nocera a difendere il loro legittimo papa.

L’assedio del castello di Nocera

Il re Carlo inviò subito le truppe al comando di Alberico da Barbiano, che in breve tempo assediarono il castello. L’assedio durò più di sette mesi, durante tutto questo tempo il papa non volle accettare nessuna offerta. Quando, per tentare una soluzione pacifica, l’assedio fu ridotto, l’arrivo delle truppe angioine di Ramondello Orsini, duca di Nola e originario di Nocera, rinvigorirono il papa, che tutti i giorni si affacciava alle finestre del castello per lanciare scomuniche ai nemici e per esortare i “bravi cristiani nocerini” a difendere con le armi il loro papa e la loro chiesa.

La fuga a Genova

Alla fine le truppe di Carlo riuscirono a superare le due cerchie di mura che difendevano il castello e stavano per sopraffare il nucleo centrale che ancora resisteva, quando arrivarono le truppe di Tommaso di Sanseverino che riuscirono a trarre in salvo il papa che riuscì a scappare con la sua corte, le sue ricchezze e i cardinali congiurati. Arrivarono quindi alla marina di Paestum dove si imbarcarono per giungere a Genova, dove il poco cristiano papa fece giustiziare tutti i cardinali ad eccezione di Adam Easton per cui era intervenuto il re d’Inghilterra Riccardo II. La comunità francescana che aveva ospitato la congiura, risultò estranea alla cospirazione dei cardinali tanto che, durante la permanenza a Nocera, il padre guardiano del convento, fra’ Francesco, fu nominato vescovo della città.

Marisa Croce

Redazione

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