Cultura

«Picchiare non è amare»: 8 marzo in Piazza Amendola l’abito-manifesto contro la violenza

L’8 marzo a Nocera la moda come atto civile contro la violenza sulle donne firmato dallo stilista Emanuele Pepe e promosso da Nadia Petrosino con Volver

di Nello Ferrigno

Dopo Pitti a Firenze, l’approdo è Nocera Inferiore. L’8 marzo il cuore della città si trasformerà in teatro di un messaggio potente e necessario. La scena sarà piazza Diaz, dove, dalle 11. 30 alle 13, prenderà forma una presentazione che va oltre l’estetica per farsi atto civile.

Protagonista dell’evento è un abito da sposa dal titolo emblematico: 1522, il numero nazionale antiviolenza e stalking. Un riferimento diretto, inequivocabile, che richiama il dramma quotidiano vissuto da moltissime donne intrappolate in relazioni segnate da abuso, controllo e solitudine, spesso proprio all’interno del contesto familiare e coniugale. L’abito non è concepito come semplice creazione sartoriale, ma come manifesto visivo: un grido muto e, al tempo stesso, assordante, capace di interrogare chiunque attraverserà lo spazio antistante il municipio.

Il progetto porta la firma di Emanuele Pepe, stilista e fondatore del brand EP5. A volere fortemente l’iniziativa a Nocera è stata Nadia Petrosino, anima dello spazio espositivo Volver, che ha scelto di accogliere e rilanciare un progetto in cui la moda si afferma come linguaggio sociale e politico.

A indossare l’abito sarà la performer Martina Salvucci, reduce dal Festival di Sanremo, dove è stata in scena Ditonellapiaga. La sua interpretazione sarà affidata a una coreografia firmata da Salvatore dello Iacolo: un linguaggio corporeo che amplificherà la portata simbolica dell’abito, trasformando la performance in un atto narrativo capace di rendere tangibile il peso della violenza e la necessità di liberarsene.

L’intento dichiarato è scuotere le coscienze. Non c’è più spazio per ambiguità né tempo da perdere: eliminare la violenza sulle donne significa intervenire prima di tutto sul piano culturale, decostruendo modelli tossici e riaffermando che il cambiamento deve partire dalla responsabilità maschile. È un tema che riguarda l’intera collettività e che non può più essere relegato a emergenza episodica.

«Volver – ha dichiarato Nadia Petrosino – ha deciso di portare in provincia di Salerno questo progetto, riconoscendo in esso l’essenza profonda della moda come linguaggio che può e deve affrontare i grandi temi del nostro tempo. Da quando Volver ha aperto le sue porte, l’intento è proporre non solo arte e moda, promuovendo il lavoro dei designer, ma anche valorizzare le iniziative sociali e culturali legate al mondo della moda».

L’8 marzo, dunque, piazza Diaz non sarà soltanto uno spazio urbano, ma un luogo di consapevolezza collettiva. Un abito da sposa, simbolo per eccellenza di unione e promessa, si farà veicolo di denuncia e memoria, ricordando che la libertà e la dignità non sono accessori, ma diritti irrinunciabili.

Nello Ferrigno

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