La XIV edizione di Salerno Letteratura Festival ha trasformato il centro storico in un grande laboratorio di idee, libri e incontri. Il tema scelto per questa edizione, “Il cuore desto avrà parole. Letteratura nei tempi inquieti”, ha reso omaggio ad Alfonso Gatto, nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, ricordando che la letteratura non serve a fuggire dalla realtà, ma a comprenderla meglio.
Ideato da Ines Mainieri e promosso dall’associazione Duna di Sale, il festival ha visto la direzione artistica di Gennaro Carillo e Paolo Di Paolo, che anche quest’anno hanno dato vita a un programma ricco, trasversale e sorprendentemente attuale. Letteratura, filosofia, giornalismo, storia, geopolitica, musica, ambiente, scienza e intelligenza artificiale hanno dialogato tra loro, dimostrando che le idee non amano stare chiuse dentro una sola disciplina.
Salerno, per una settimana, ha vissuto di cultura. Il festival non si è limitato ai luoghi degli incontri, ma si è diffuso nelle strade, nei vicoli e nelle piazze del centro storico, coinvolgendo l’intera città. Librerie, edicole, caffè, ristoranti, B&B e strutture ricettive hanno accolto un pubblico arrivato da tutta Italia, contribuendo a creare un indotto che va ben oltre il valore culturale della manifestazione. Come accade per la Milano Design Week, anche Salerno Letteratura dimostra come un grande evento possa trasformare una città in un ecosistema diffuso, dove ogni luogo diventa parte dell’esperienza.
Tra una presentazione e l’altra si incontravano lettori con un libro sotto il braccio, studenti in fila per un firmacopie, turisti che scoprivano il centro storico seguendo il programma del festival e cittadini che, magari usciti semplicemente per una passeggiata, finivano per fermarsi ad ascoltare uno scrittore. E non erano soltanto i grandi palchi a raccontare il festival. Perfino le edicole sono diventate piccoli palcoscenici della cultura, ospitando incontri e presentazioni con autori emergenti, mentre le librerie hanno ampliato il proprio ruolo trasformandosi in veri punti di ritrovo per lettori, curiosi e appassionati.
Per qualche giorno, la città capoluogo è diventata un festival. A rendere ancora più suggestiva questa atmosfera hanno contribuito i luoghi che hanno ospitato gli incontri. L’Atrio del Duomo di San Matteo, Palazzo Fruscione, Largo Pomona, il Museo Diocesano, la Chiesa dell’Addolorata, il Museo Virtuale della Scuola Medica Salernitana, l’Arco Catalano, lo Spazio Matteotti e numerosi altri spazi del centro storico si sono trasformati in un grande salotto letterario diffuso, dove il patrimonio storico della città è diventato la scenografia naturale delle parole.
A impreziosire il programma sono stati alcuni dei nomi più autorevoli della cultura italiana e internazionale. Valeria Parrella, Anna Foa, Gianni Riotta, Mario Del Pero, Niccolò Zancan, Asmae Dachan, Frank Westerman, Florence Noiville, Michela Matteoli, Eliana Liotta, insieme agli stessi Paolo Di Paolo e Gennaro Carillo, hanno affrontato con il pubblico temi che spaziavano dalla narrativa alla geopolitica, dalla memoria collettiva alla scienza, dimostrando come la cultura riesca ancora a mettere in relazione mondi apparentemente lontani.
Grande attenzione dedicata anche alle nuove generazioni grazie al Programma Ragazzi, coordinato da Daria Limatola, che continua a rappresentare uno dei progetti più preziosi del festival. Perché i lettori non nascono per caso: si coltivano, si incuriosiscono e, soprattutto, si ascoltano. Tra gli appuntamenti più attesi si è confermata la tradizionale Serata Stregata, dedicata alla sestina finalista del Premio Strega 2026. Nella splendida cornice dell’Atrio del Duomo di San Matteo, gli autori finalisti hanno raccontato i propri romanzi, il mestiere della scrittura e il lungo percorso che porta un’idea a diventare un libro. Più che una competizione, è sembrato un dialogo tra modi diversi di osservare il presente.
Tra gli interventi più intensi della Serata Stregata, Teresa Ciabatti ha saputo alternare leggerezza, sarcasmo, autoironia e profondità con quella naturalezza che rende la sua voce una delle più riconoscibili della narrativa italiana contemporanea. Ciabatti possiede un talento raro: riesce a far sorridere il pubblico un momento prima di accompagnarlo dentro riflessioni scomode, intime e profondamente umane. Una scrittura che non cerca effetti speciali, ma autenticità.
Particolarmente toccante il passaggio dedicato a Michela Murgia. Nessuna celebrazione retorica, ma il ricordo sincero di una scrittrice che continua a occupare uno spazio importante nel dibattito culturale italiano. Le sue parole hanno ricordato come alcuni autori, in fondo, non smettano mai davvero di scrivere: continuano a farlo attraverso i libri che lasciano, le idee che seminano e le persone che continuano a leggerli. È stato uno di quei rari momenti in cui il silenzio del pubblico ha detto molto più di qualsiasi applauso.
Tra le novità più significative dell’edizione 2026 merita una menzione il Club Lettera 21, promosso da Confindustria Salerno e presentato da Pierluigi Pastore e Vincenzo Boccia come una nuova alleanza tra impresa e cultura. Più che un progetto di sostegno al festival, rappresenta una visione: creare una rete stabile di aziende che scelgono di investire nella crescita culturale del territorio, riconoscendo nella lettura, nella formazione e nel pensiero critico un patrimonio comune. Il nome richiama la celebre macchina da scrivere Olivetti Lettera 21, simbolo di un’Italia capace di coniugare innovazione, industria e cultura. Un’iniziativa che guarda al futuro e rafforza ulteriormente il legame tra il tessuto produttivo salernitano e una delle manifestazioni culturali più importanti del Mezzogiorno.
Salerno Letteratura continua così a dimostrare che un festival culturale può essere molto più di una successione di presentazioni di libri. Può diventare un luogo dove si incontrano generazioni diverse, dove le idee si confrontano senza urlare e dove una città intera sceglie, anche solo per qualche giorno, di concedersi il lusso di rallentare. In un’epoca in cui tutto corre, notifiche comprese, vedere migliaia di persone fermarsi volontariamente per ascoltare uno scrittore è forse il segnale più incoraggiante di tutti. Perché le città si costruiscono con il cemento. Ma la loro anima continua a costruirsi con le storie.
Bisceglie Nocerina, finisce 3 a 1 per i pugliesi, i rossoneri non riescono a ribaltare…
Scontro nel circolo di Fratelli d'Italia a Nocera Inferiore: Odoroso chiede la decadenza del coordinatore…
Da lunedì torna disponibile il trasporto scolastico in città. Il servizio potrà essere usufruito da…
Una task force interforze: ispezionati oltre 20 obiettivi tra siti industriali e civili lungo il…
Dal 22 settembre l'Archivio di Stato di Salerno espone gli effetti personali dei pazienti dell'ex…
Il Comune di Nocera Inferiore accetta la donazione di una stazione meteo per potenziare la…