Cultura

Sant’Alfonso e i Redentoristi, le tracce lasciate a Nocera

Città segreta, alla scoperta dei luoghi visitati dai Redentoristi di sant’Alfonso a Nocera Inferiore nelle loro missioni di evangelizzazione

di Marisa Croce

Addossata al muro esterno della chiesa di san Matteo c’è una edicola chiusa su due lati da una cancellata. Si vedono, tra le altre cose, delle immagini sacre, molto rovinate dal tempo e dall’incuria e quattro targhe marmoree che ricordano le missioni dei padri liguorini avvenute a febbraio del 1924 e a novembre del 1947, del 1955 e del 1972. Analogamente sul muro esterno della chiesa del Corpo di Cristo a piazza Zanardelli, c’è una bella e grande targa di marmo su cui è raffigurata una croce e recante la scritta in ricordo della venuta dei Redentoristi nel novembre del 1955. Anche nel piccolo piazzale antistante la chiesa dei santi Simone e Giuda a Casolla c’è una targa a ricordo della missione. Ma perché queste missioni? E chi sono questi missionari Redentoristi, detti anche Liguorini?

Per capire bene, dobbiamo parlare di sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Nacque a Napoli da famiglia nobile nel 1696. Ad appena 18 anni era già laureato in legge, fu un famoso avvocato finché a 27 anni abbandonò la carriera avendo perso una causa civile contro il granduca di Toscana, lui che le vinceva tutte! Riprese a studiare ed a 30 anni divenne sacerdote. Ovviamente, da buon avvocato quale era stato, la sua specialità era la predicazione, incessante ed efficacissima, rivolta sia al clero che, soprattutto, alla gente di strada, ai ragazzi abbandonati.

Sant’Alfonso usava le parole semplici per spiegare e far comprendere la filosofia dei grandi pensatori e la morale cristiana anche agli analfabeti. Era lui che li raggiungeva in strada e loro, affascinati dalle sue parole, gli si raccoglievano intorno in tanti, ragione per cui il cardinale Pignatelli fece aprire chiese e cappelle. A 36 anni Alfonso fondò la congregazione del santissimo Redentore, il cui scopo era proprio quello di evangelizzare con un linguaggio di facile comprensione là dove regnava l’ignoranza civile e religiosa.

I Redentoristi, detti anche Liguorini dal nome del fondatore, sono quindi sacerdoti missionari consacrati alle missioni e agli esercizi spirituali fra le popolazioni per risvegliare nei fedeli la loro vita cristiana e ricondurre alla pratica dei sacramenti, ricucire matrimoni mal fatti, riaccostare alla confessione e alla comunione. Adesso i Redentoristi sono presenti in Italia e in tutto il mondo per garantire i principi di solidarietà, sostenere l’evangelizzazione e la promozione sociale.

Alfonso Maria de’ Liguori morì nell’allora Nocera dei Pagani nel 1787 e le sue spoglie riposano nella Basilica di Pagani a lui intitolata. Sebbene siano passati decenni dall’ultima volta che i padri Redentoristi sono venuti a Nocera c’è ancora chi ricorda la grande partecipazione della gente alle loro prediche, di quando in chiesa gli uomini erano seduti su di un lato e le donne rigorosamente dall’altro, ma con la stessa identica devozione per quei missionari e con la fede che tanto faceva bene soprattutto all’anima. In questi tempi così difficili, auspichiamo una nuova venuta, tra di noi, dei padri Redentoristi.  

Marisa Croce

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