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A Pasqua tutti a casa, anche a Pasquetta

De Luca anticipa il Governo e prolunga le restrizioni sino al 14 aprile, quest’anno Pasqua e Pasquetta si passano in casa

Pasqua e Pasquetta quest’anno li trascorreremo in casa. Non si potrà uscire dalle proprie abitazioni, “residenza, domicilio o dimora nella quale ci si trovi” fino al prossimo 14 aprile. Con un’ordinanza pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Campania, il presidente Vincenzo De Luca, ha prorogato fino al 14 aprile 2020 su tutto il territorio regionale i ‘divieti’ in corso per il contenimento del Coronavirus.

Sono ammessi esclusivamente spostamenti temporanei e individuali, “motivati da comprovate esigenze lavorative per le attività consentite, ovvero per situazioni di necessità o motivi di salute. E’ consentita la presenza di un accompagnatore nel caso di spostamento per motivi di salute, se lo stato di salute del paziente ne imponga la necessità. Non è consentita l’attività sportiva, ludica o ricreativa all’aperto in luoghi pubblici o aperti al pubblico. Per i trasgressori è previsto l’obbligo di segnalazione al Dipartimento di prevenzione dell’Asl e la misura dell’isolamento fiduciario nella propria abitazione per 14 giorni, “con obbligo di rimanere raggiungibile per ogni eventuale attività di sorveglianza”.

“Al Sud rischiamo il disastro sanitario”

Ieri pomeriggio De Luca aveva inviato una drammatica lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella quale parlava di “disastro sanitario al Sud”. A preoccupare non sono tanto gli attuali numeri, ancora molto lontani da quelli della Lombardia e delle altre regioni più colpite dal virus, quanto la capacità delle strutture sanitarie del Mezzogiorno di tenere botta a un’ondata di casi che potrebbe arrivare nei prossimi giorni, quando gli esperti ritengono che il Sud possa pagare dazio alla discesa nelle ultime due settimane di decine di migliaia di persone di ritorno dal Nord. Soprattutto perché – è la denuncia del governatore della Campania a cui si è aggiunta quella della Puglia – da Roma non sarebbero ancora arrivati i dispositivi sanitari necessari per non combattere a mani nude contro il virus.

“Prossimi giorni da inferno”

Va in questa direzione il grido d’allarme lanciato dal governatore De Luca nella lettera al premier. “La comunicazione di questi ultimi giorni relativa alla epidemia è gravemente fuorviante. Il richiamo a numeri più contenuti di contagio al Nord – ha sottolineato – rischia di cancellare del tutto il fatto che non solo la crisi non è in via di soluzione, ma che al Sud sta per esplodere in maniera drammatica. I prossimi dieci giorni saranno da noi un inferno. Siamo alla vigilia di una espansione gravissima del contagio, al limite del sostenibile”.

De Luca non gira intorno al problema: “Per noi è questione di ore, non di giorni. Non voglio alzare i toni. Ma non posso non dire che per quello che ci riguarda, ci separa poco dal collasso, se il Governo è assente”. E giù con i dati: “Zero ventilatori polmonari; zero mascherine P3; zero dispositivi medici di protezione. A fronte di un impegno ad inviare in una prima fase 225 ventilatori sui 400 richiesti, e 621 caschi protettivi, non è arrivato nulla”. Dati che per De Luca vanificano tutto il lavoro fatto per creare nuovi posti di terapia intensiva “che – in assenza di forniture – rischiano di non poter essere utilizzati”. La conclusione è drammatica: “Permanendo questa nullità di forniture, non potremo fare altro che contare i nostri morti”.

Il ministro Federico D’Incà

Su Twitter la risposta del Governo

La risposta del Governo è arrivata da Federico D’Incà, ministro per i rapporti con il parlamento, che su Twitter ha scritto: “Capisco che il governatore De Luca debba essere duro per mantenere il controllo della situazione in Campania ma è ingiusto nei confronti del Governo. L’esecutivo si occupa e attenziona in ugual modo sia le zone del nord più critiche che gli altri territori. L’Italia è unita”.

Nello Ferrigno

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