Nonostante fosse in carcere Vincenzo Zullo, detto o Cavallaro, continuava a esercitare il suo potere a Cava de’ Tirreni. Considerato elemento di spicco del clan Zullo e già condannato in via definitiva per associazione mafiosa, O Cavallar’, benché detenuto continuava a far leva sulla forza di intimidazione della sua organizzazione per proseguire nelle attività di estorsioni e tangenti. Per farlo si avvaleva di telefoni cellulari introdotti abusivamente nel carcere e anche attraverso la complicità di altri soggetti operanti sul territorio che avevano il compito di veicolare i messaggi intimidatori e soprattutto di riscuotere il denaro che poi veniva trasferito.
La Polizia di Stato questa mattina, ha eseguito su richiesta della direzione distrettuale antimafia, un’ordinanza di misure cautelari che colpiscono quattro persone. Oltre Zullo risultano infatti indagati per usura e estorsione aggravati dalle modalità mafiose anche Michele Memoli detto Viccia, Gerardo Bartiromo alias Gelsomino e Vincenzo Pellegrino. Il clan aveva posto in essere una condotta estorsiva ai danni di un commerciante di Cava de’ Tirreni per la restituzione di un prestito elargito a tasso usurario anni prima e imponeva una tangente ai gestori di un’attività di spaccio di sostanze stupefacenti nella frazione Santa Lucia di Cava de’ Tirreni.
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