Un fronte comune contro l’inquinamento del Fiume Sarno. È questo l’obiettivo della riunione interdistrettuale che si è svolta presso la Procura generale di Napoli, convocata dai procuratori generali di Napoli, Aldo Policastro, e di Salerno, Rosa Volpe, per rafforzare l’azione investigativa e di contrasto ai crimini ambientali che da decenni affliggono uno dei corsi d’acqua più compromessi d’Europa.
All’incontro hanno preso parte, oltre ai due procuratori generali e ai rispettivi avvocati generali, i procuratori di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, territori direttamente interessati dal percorso fluviale del Sarno. Presenti anche i rappresentanti delle principali forze di polizia impegnate nelle indagini, tra cui i Carabinieri del Noe, i Carabinieri Forestali, il Reparto Operativo del Comando provinciale dei Carabinieri di Napoli e la Polizia della Città Metropolitana di Napoli. Fondamentale, inoltre, il contributo tecnico-scientifico dell’Arpac, con il direttore, i funzionari e i tecnici già attivamente coinvolti nelle attività di monitoraggio.
La riunione ha avuto come fulcro la definizione di un programma operativo di monitoraggio e verifica dello stato di inquinamento del fiume e dei suoi affluenti, con l’obiettivo di individuare le principali fonti di contaminazione e i responsabili delle violazioni ambientali. Un’azione che si basa sul coordinamento interdistrettuale e su un metodo investigativo condiviso, capace di unire competenze giuridiche, investigative e tecnico-scientifiche. In questa prospettiva, sono già previste ulteriori riunioni, alle quali saranno chiamati a partecipare anche la Guardia di Finanza e la Capitaneria di Porto, per costruire un cronoprogramma stringente delle indagini e ampliare il raggio d’azione del controllo.
Dall’incontro è emersa la comune volontà di imprimere una forte accelerazione alle attività investigative, facendo leva su un attento e proficuo coordinamento tra uffici inquirenti e forze di polizia, anche in sinergia con la Rete delle Procure generali in materia ambientale, istituita presso la Procura generale della Corte di Cassazione. I presenti hanno sottolineato come questo impegno non debba limitarsi a un’azione repressiva, ma possa diventare anche un deterrente efficace contro la commissione di nuovi reati, offrendo così una concreta garanzia di tutela ambientale e sanitaria per i cittadini e i territori attraversati dal Sarno.
Il Sarno, lungo appena 24 chilometri, è da decenni al centro di un’attenzione nazionale e internazionale per i gravi livelli di inquinamento che lo affliggono. Fin dagli anni ’70 è stato definito uno dei corsi d’acqua più inquinati d’Europa, vittima di scarichi industriali – in particolare dal comparto conserviero e tessile – e di reflui urbani non depurati.
Negli anni ’90 furono stanziati ingenti fondi statali ed europei per avviare un grande progetto di disinquinamento, che prevedeva la costruzione di impianti di depurazione e reti fognarie, oltre a interventi di bonifica degli alvei. Nonostante alcuni progressi, il progetto ha incontrato ritardi, difficoltà tecniche e gestionali, tanto da essere più volte riorganizzato e rilanciato. Ancora oggi molti impianti non lavorano a pieno regime e restano irrisolte criticità strutturali che impediscono una reale inversione di tendenza. Negli ultimi anni la Regione Campania, insieme all’Ente idrico campano e Gori, hanno avviato un ampio progetto di riqualificazione della rete fognaria che sta consentendo di portare a depurazione le acque reflue di molti centri abitati. Un primo risultato è già evidente, il via libera alla balneazione nel mare di Castellammare di Stabia dove il Sarno sfocia.
Il fiume, che attraversa un territorio densamente popolato tra le province di Napoli, Avellino e Salerno, resta così una ferita aperta dal punto di vista ambientale e sanitario, con ricadute su agricoltura, turismo e qualità della vita dei cittadini.
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