“Il popolo camminava nelle tenebre e ha visto una grande luce. Non le luci che abbagliano le nostre città ancor prima del periodo natalizio, ma la luce che illumina ogni uomo, la luce della nascita del Figlio di Dio, “Lumen Christi”. E immersi in questa luce celebriamo il Natale del Signore“. Sono le parole dette dal vescovo della diocesi Nocera Sarno, Giuseppe Giudice, che ha presieduto la Santa Messa della Notte di Natale nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Nocera Superiore.
Come da tradizione, monsignor Giudice non ha presieduto la Santa Messa della Notte in cattedrale, ma in una parrocchia della diocesi. Quest’anno il prelato ha voluto celebrare la nascita del Salvatore in una chiesa francescana, per fare memoria degli 800 anni del presepe di Greccio, voluto da San Francesco nella notte del 1223 per “vedere con i suoi occhi la sofferenza del Bambino che nasce al freddo e al gelo. Un presepe eucaristico – ha sottolineato il vescovo – dove nasce il Figlio di Dio, quell’ostia Figlio di Dio, la vita che nasce e soffre con il sacrificio della croce. E’ il mistero di Dio che si è fatto carne”. A margine della celebrazione, il vescovo ha ricevuto in dono dai frati un presepe in ceramica, un dono piccolo e semplice che monsignor Giudice ha voluto condividere con i fedeli.
“Dio si fa Bambino – ha spiegato monsignor Giudice – mettendo in crisi l’immagine creata dall’uomo che lo credeva potente e forte, ma si è rivelato al mondo piccolo e avvolto in fasce all’interno di una mangiatoia. Un segno quotidiano e ordinario che si fa mistero. E’ la notte della vita che nasce e vince le tenebre. Quante culle vuote nella nostra Europa, bambini uccisi da guerre e prepotenze. Il mistero del Natale – ha spiegato il vescovo – ci ricorda che la vita è un dono grande venuto dall’alto, ma nei momenti di stanchezza spirituale, sul punto di sbarazzarsene, noi bestemmiamo. La vita è un dono sempre di Dio. Riprendiamo il canto della vita, soprattutto in questo nostro occidente così sazio che ormai non si accorge del vagito della vita e talvolta prova fastidio quando nasce un bambino”.
“La mangiatoia – ha aggiunto – è il luogo dove si avvicinano gli animali per mangiare. Gesù non ha una culla ma una mangiatoia, perché la vita per svilupparsi ha bisogno del pane. Questo bambino è la vita ma è anche il pane, pane vivo disceso dal cielo, il pane degli angeli. Dove mancano i bambini e dove manca il pane manca la vita, in un mondo che ha perso la via per Betlemme. Il terzo segno è rappresentato dalla schiera degli angeli che annunciano la lieta notizia e cantano ‘Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace agli uomini’. Pace che non ci sarà mai se non riconosciamo la gloria di Dio, non ci sarà mai pace nel nostro mondo fino a quando non accoglieremo il Bambino, principe della pace. Andiamo pellegrini a Betlemme verso la luce e, come i pastori, ritorniamo glorificando il Signore” ha così concluso il vescovo nell’omelia .
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