“Apriamo la Porta Santa della speranza nell’anno del Giubileo, ma ci sono delle porte che vanno chiuse subito, le porte che conducono al male. Chissà quanti femminicidi e tragedie avremmo evitato se certe porte si fossero chiuse prima?”. Lo ha detto questa mattina il vescovo Giuseppe Giudice nel tradizionale incontro natalizio con i giornalisti, dove ha voluto parlare di una delle piaghe sociali che continua a non placarsi. “Talvolta – ha aggiunto – lasciamo l’uscio della porta un po’ aperto, però ci sono delle relazioni che a un certo punto bisogna chiudere prima che diventino tragedie”.
L’incontro per gli auguri di Natale, il prelato ha spiegato che si tratta “di occasione per condividere, colloquiare e incontrarsi, toccando e vedendo le realtà della società. Incontri – ha sottolineato monsignor Giudice – che se vengono a mancare finiremo per trovarci un po’ al di fuori del territorio”. Un passaggio che ha voluto richiamare le visite effettuate in questi giorni, alle case di cura di Villa Silvia e Villa dei Fiori, “luoghi fatti di persone dove ancora arde la speranza”. E’ proprio la speranza il tema che accompagnerà la diocesi nel tempo di Natale.
Richiamando la filastrocca “Ruvida paglia” di Angelo Brasati, il vescovo ha parlato ai giornalisti spiegano che “la comunicazione tante volte è confusa, selvaggia e difficile che fatica nel dare qualche notizia buona. Forse è più facile – ha sottolineato monsignor Giudice – raccontare le cose che non vanno. Convertiamo la nostra comunicazione, iniziando a cogliere i segni di semplicità che sono poggiati sulla paglia, raccontando una buona notizia”. Ritrovare anche attraverso l’informazione, “la stella del mattino che non conosce tramonto – ha spiegato – il Cristo”.
“Una conversione morale e culturale – ha ribadito il prelato – le persone attendo buone notizie in una comunicazione che oggi fa di tutto per rubare la speranza. Il 24 dicembre a Roma si apre la Porta Santa della speranza, una porta che da attraversare. Vivremo un anno di speranza, una delle virtù più difficili e la più piccola delle tre sorelle. Non piccole speranze, ma una grande speranza che per noi è Cristo, ma senza la grande anche le piccole impallidiscono” ha concluso il vescovo formulando i suoi auguri di Natale.
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