Fatti

La morte di Mustafà, il gran cuore di Siano

La bella storia di Mustafà fatta di integrazione e di affetto che è riuscita a superare la diffidenza per l’altro e il dolore del lutto

di Christian Geniale

Una volta li chiamavano “vu cumprà”, un neologismo per indicare, in senso scherzoso, ma anche denigratorio o dispregiativo, i venditori ambulanti di origine africana. Per fortuna questo termine è finito in disuso. Anche perchè in tanti hanno capito il dolore che si nasconde dietro chi, per trovare una vita migliore e aiutare i suoi familiari che sono rimasti nel Paese di origine, ha deciso di recidere le proprie radici.

Mustafà

Mustafà era uno di questi. Nato in Marocco, ha vissuto 30 anni in Italia. Non aveva né moglie, né figli. Solo un fratello che abita anche lui a Castel San Giorgio. Aveva 54 anni, viveva ad Aiello, frazione di Castel San Giorgio. Ma la sua attività di ambulante lo ha portato a Siano. Con la sua bancarella girava tutto il paese per vendere la sua merce. Sempre sorridente, buono e disponibile com’era si è fatto ben presto voler bene da tutti. Per un periodo ha frequentato piazza Aldo Moro, quindi corso d’Andrea e piazza San Rocco. E lui amava tutti, soprattutto i bambini che per lui erano la vera gioia.

Si era ammalato. Era costretto a sottoporsi a sedute di dialisi. Purtroppo lunedì 19 luglio è morto. Al suo capezzale non solo il fratello Hamid ma le tante persone di Siano e Castel San Giorgio che lo avevano conosciuto. Prima di morire Mustafà ha espresso il suo ultimo desiderio, essere sotterrato nella sua terra di origine, il Marocco. Ma i soldi messi da parte non bastavano. A quel punto è entrato in scena il gran cuore dei cittadini di Siano. “Ci siamo sentiti in dovere di fare qualcosa – ha detto commosso Vincenzo Botta, presidente della Pro Loco – per tenere vivo il ricordo di Mustafà. Ci siamo sempre stati, non solo per scambiare parole o sorrisi, anche nel bisogno. Nel periodo della malattia, infatti, ci siamo adoperati per una raccolta fondi per potergli permettere le cure di cui aveva bisogno. Avevamo a cuore la sua semplicità”.

La Pro Loco, insieme ad altre associazioni del territorio, hanno deciso di raccogliere dei fondi. “In una giornata – ha detto Botta – sono stati raccolti più di 1.500 euro che sono stati consegnati al fratello. La riconoscenza è stata tanta e vedere ancora così tanto affetto per il fratello venuto a mancare, lo ha lasciato senza parole. E nel suo piccolo, com’era solito anche Mustafà, ha voluto lasciare un ricordo, un segno di così tanta generosità. Tutti gli oggetti e la merce che l’ambulante vendeva ha voluto donarli a tutti i bambini e i cittadini di Siano affinché avessero un ricordo di suo fratello”.

Alcune sere fa, nella piazza dove Mustafà lavorava, sono state allestite delle bancarelle per offrire ai bambini, e non solo, la sua mercanzia mentre una foto dell’uomo veniva fatta volare in cielo. “Mustafà – ha continuato Botta – era una persona molto generosa che riusciva a conquistarti con dei piccoli gesti nel limite delle sue possibilità. Tutti lo conoscevano, lo stimavano e gli volevano bene perché si faceva voler bene”. 

Per Mustafà non pesava il fatto di provenire da un altro Paese, da un altro continente. Si sentiva accolto e rispettato, e altrettanto faceva. Per lui non esistevano differenze di lingua o di credo religioso. Non esisteva la parola diverso nel suo vocabolario, né tantomeno nessuno della comunità di Siano ha mai espresso un messaggio simile. Tutti sono uguali, “non c’è diversità se ad accomunarci c’è l’amore per la vita”, era il semplice pensiero più volte espresso da Mustafà. La sua genuinità che ha difatti rapito tutti.

La salma di Mustafà si trova al cimitero di Castel San Giorgio e le pratiche di trasferimento sono in fase di ultimazione. I contatti con il Consolato sono stati avviati e presto il “marocchino sianese” potrà fare ritorno nella sua terra che mai ha dimenticato. La storia di Mustafà e del suo legame con i cittadini di Siano è un lampante esempio di integrazione. Se c’è affetto, rispetto, amicizia e spirito di fratellanza, non può esistere e coabitare un sentimento di odio o disprezzo. Una vicenda che ci deve portare a riflettere, essere pronti ad accogliere il prossimo e aiutare chi si trova nel bisogno.

Christian Geniale

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