Fatti

Le auto al posto dei camion carichi di pomodoro per la Cirio

Il piazzale dell’ex stabilimento Cirio di Pagani diventerà una grande area di sosta

Dove una volta sostavano i carri e poi i camion che trasportavano i pomodori, pronti ad essere lavorati e diventare la “salsa d’oro” tra qualche mese ci saranno le automobili di chi non riesce trovare lo spazio nelle trafficate strade di Pagani. Il piazzale dell’ex fabbrica Cirio, a ridosso dei binari, diventerà, infatti un parcheggio. Questa mattina l’amministrazione comunale ha ricevuto il via libera della società “Istituto Immobiliare Italiano Srl”, rappresentata dalla dottoressa Letizia Sellitto, per la cessione in comodato d’uso gratuito dell’area. Era abbandonata la chiusura nel 2000.


Ma cosa era la Cirio e cosa ha rappresentato per tanti anni per Pagani? La storia d’Italia è passata sovente dalla Campania. E allora ecco un ponte ideale che lega all’Agro nocerino-sarnese, alla coltivazione dei pomodori. A questi frutti rossi, unici nella forma e nel sapore sono legate mille storie. Ma forse la più emblematica è quella di Francesco Cirio, un torinese che appena l’Italia si unì calò nel Mezzogiorno attratto dal cosiddetto “oro rosso”.

Lo stabilimento Cirio di Pagani

Francesco Cirio fu il creatore dell’industria conserviera italiana riuscendo a mettere in pratica i processi inventati dal francese Nicolas Apperet che per primo riuscì a conservare alimenti in vetro (però non brevettò il procedimento) seguito a ruota poi dall’inglese Pierre Dourand che inventò lo scatolame.

Ma Cirio rese famosi in tutto il mondo i pomodori pelati partendo dai San Marzano, ingrediente principe della pizza. Fondò a Salerno il primo stabilimento di conserve di pomodoro dell’Italia meridionale. Le buone prospettive di profitto indussero l’imprenditore a costruire negli anni successivi in Campania tre nuovi impianti, di cui uno a Pagani.

La Cirio, per i paganesi, era simbolo di un capitalismo familiare e di relazione, che necessitava l’acume e la tenacia degli investitori, un’etica del lavoro fondata su un modello di sviluppo sostenibile e solidale, di profitti reinvestiti e non solo intascati, di una visione che favoriva l’innovazione tecnologica e l’adeguata formazione dei lavoratori. Ma questa è un’altra storia…

Pasquale De Virgilio

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