Fatti

Tumore alla prostata, al Polo oncologico di Pagani un nuovo farmaco

Avviati al Polo Oncologico di Pagani gli studi su un nuovo farmaco per il tumore del carcinoma alla prostata. A coordinarli il professore Di Lorenzo

Il Polo Oncologico di Pagani si conferma ancora eccellenza medica, all’ospedale Andrea Tortora è stato avviato un importante studio nella lotta al tumore alla prostata, carcinoma prostatico. Apacardio.1 il suo nome ed è uno studio clinico finalizzato sulla valutazione della tollerabilità nell’utilizzo di Apalutamide, antiandrogeno non steroideo di nuova generazione impiegato nei pazienti affetti da questa determinata patologia oncologica. Dopo l’impegno prestato per l’Avelumab, sarà il professore Giuseppe Di Lorenzo, direttore della Unità operativa complessa di Oncologia dell’ospedale di Pagani, chiamato a coordinare gli studi sul farmaco.

“È stato dimostrato che Apalutamide – ha reso noto l’Asl Salerno – non solo ritarda la comparsa delle metastasi nella malattia castrazione-resistente, ma è anche associata anche ad una significativo vantaggio di sopravvivenza in questa popolazione: grazie a questo farmaco la sopravvivenza supera i sei anni”. In Italia, infatti, il carcinoma prostatico è la neoplasia più frequente nel sesso maschile, configurando il 20% di tutti i tumori diagnosticati oltre i 50 anni d’età, con un’incidenza in costante aumento negli ultimi decenni. La diagnosi precoce correla con una prognosi migliore, eppure il 10-20% dei pazienti da una malattia ormonosensibile progredisce verso uno stato di resistenza alla castrazione entro cinque anni.

Numerose istituzioni di fama internazionale hanno già aderito ad Apacardio.1, tra cui l’Istituto Tumori “Pascale” di Napoli e l’Istituto Tumori di Milano, oltre alla Divisione di Oncologia dell’ospedale di Vallo della Lucania diretto dalla dottoressa Laura Pesce. “La necessità di uno studio che avesse come obiettivo primario la valutazione della tollerabilità delle nuove terapie ormonali nel carcinoma prostatico – ha precisato l’Asl Salerno – era stata sottolineata dallo stesso professore Di Lorenzo in un suo editoriale recentemente pubblicato su European Urology, la rivista di Urologia più importante al mondo”.

Redazione

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