Fatti

Pagani, appalti al clan Fezza De Vivo, 8 in manette

Per l’Antimafia il clan si era infiltrato nel Comune grazie alla Pedema di Alfonso Marrazzo, con lui in carcere Tramontano e De Cola

La gestione del cimitero, lo spazzamento delle strade, la sanificazione nel periodo del Covid. Sono i “favori” ottenuti in maniera illecita dalla Pedema, una cooperativa di cui era presidente l’imprenditore Alfonso Marrazzo ed utilizzata dal clan camorristico Fezza – De Vivo per infiltrarsi nel tessuto economico ed amministrativo del Comune di Pagani. È l’ipotesi accusatoria della Direzione distrettuale antimafia di Salerno che ha richiesto ed ottenuto dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Salerno l’arresto di Marrazzo e di altre sette persone.

Oltre all’imprenditore, che in passato era stato anche consigliere comunale e assessore all’ambiente sino al 2016, e condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, sono finiti in carcere Buonaventura Tramontano, ex direttore tecnico dell’ufficio tecnico comunale, e Claudio De Cola. Arresti domiciliari, invece, per Pietro Buonocore, Aniello Giordano,  Giuseppe Serritiello, Matteo De Feo e Dario Ippolito. Il blitz è stato effettuato questa mattina dai carabinieri del Reparto territoriale di Nocera Inferiore con il supporto di un elicottero.

Le accuse

I reati ipotizzati sono, a vario titolo, condizionamento elettorale mediante minaccia, falso ideologico, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione e favoreggiamento personale. Secondo la deduzione della Procura della Repubblica di Salerno, le condotte criminali risultano aggravate dalla finalità di agevolare la realizzazione del programma criminale del clan camorristico Fezza – De Vivo. Per gli investigatori, “la volontà di condizionare la struttura amministrativa, tramite il potere imprenditoriale ed economico acquisito dalla cooperativa Pedema, avrebbe indotto il clan Fezza – De Vivo a tentare di condizionare le ultime elezioni amministrative del Comune di Pagani, imponendo il voto in favore di propri candidati estranea alla coalizione, poi risultata vincitrice della consultazione elettorale, salvo poi tentare di instaurare rapporti con quest’ultima.

Redazione

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