Un aumento significativo degli accessi al pronto soccorso dell’ospedale “Umberto I” di Nocera Inferiore sta mettendo a dura prova l’organizzazione interna e il personale sanitario. Un incremento costante dell’afflusso di pazienti che, rispetto agli anni precedenti, risulta strettamente collegato non solo al progressivo depotenziamento delle strutture sanitarie del territorio circostante, ma anche all’inserimento del Dea Nocera/Pagani/Scafati nelle principali reti di emergenza, dalla Rete stroke a quella cardiologica, fino alle emergenze endoscopiche.
È quanto emerge da una segnalazione avanzata dalla Cisl Funzione Pubblica, che ha raccolto le reiterate denunce provenienti dal personale in servizio presso il pronto soccorso. Secondo quanto rappresentato, “l’attuale assetto organizzativo risulta inadeguato a fronteggiare un carico assistenziale in continua crescita, con ricadute evidenti sulla qualità dell’assistenza e sulle condizioni di lavoro degli operatori”.
“Particolarmente critica – sottolinea il segretario provinciale Alfonso Della Porta – appare la gestione dei pazienti ad alta complessità assistenziale, spesso allocati presso l’Osservazione breve intensiva (Obi), struttura che di fatto svolge funzioni assimilabili a quelle di una Medicina d’Urgenza. Tuttavia, l’Obi non dispone di personale dedicato e viene sostenuta esclusivamente dallo stesso personale del pronto soccorso, già impegnato nelle altre aree operative”.
“A complicare ulteriormente il quadro – precisa il segretario aziendale Vincenzo Ferrara – è la carenza di personale infermieristico e di supporto. In molti turni, infatti, le unità disponibili vengono distribuite tra triage, Obi, area chirurgica, area medica e shock room, spesso in presenza di assenze non sostituite. Ne deriva una copertura minima che si attesta mediamente su 6 o 7 infermieri e appena 1 o 2 operatori socio-sanitari per turno, numeri insufficienti per garantire standard assistenziali adeguati”.
Nonostante un recente potenziamento dell’organico, la politica aziendale orientata all’azzeramento del lavoro straordinario determina, secondo il sindacato, la mancata copertura di alcuni turni, con una riduzione significativa del personale effettivamente in servizio. Una situazione che viene giudicata non più sostenibile.
Alla luce di queste criticità, la Cisl Fp richiede un intervento tempestivo da parte della direzione medica di presidio, “finalizzato a ristabilire condizioni organizzative idonee, tutelare la qualità dell’assistenza e ridurre il rischio di stress lavoro-correlato per professionisti che, quotidianamente, continuano a garantire il diritto alla salute con senso di responsabilità e spirito di sacrificio”.
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