Fatti

Scafati, per Aliberti la fine di un incubo

Il sindaco di Scafati, insieme alla moglie, al fratello e agli altri imputati assolti, non c’era accordo con il clan Loreto Ridosso

Il fatto non sussiste. Così il tribunale di Nocera ha messo la parola fine alla lunga vicenda giudiziaria che ha coinvolto il sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, il fratello Aniello, la moglie Monica Paolino, l’ex staffista comunale Giovanni CozzolinoCiro Petrucci, ex vicepresidente dell’Acse, l’ex consigliere comunale Roberto Barchiesi e Andrea Ridosso.

L’inchiesta dell’Antimafia, ipotizzava uno scambio politico mafioso tra il sindaco di Scafati e il clan Loreto Ridosso. Secondo la Dda di Salerno, il gruppo criminale avrebbe promesso e raccolto voti per l’attuale sindaco, così come per la moglie Monica Paolino, durante le comunali del 2013 e le regionali del 2015. In cambio il Comune avrebbe garantito appalti e concessioni varie. L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Antimafia, Rocco Alfano, aveva chiesto la condanna per tutti gli imputati. Per leggere le motivazioni della sentenza serviranno 90 giorni. La procura potrà poi ricorrere eventualmente in appello. 

Le commosse parole di Aliberti dopo la sentenza

“Cari concittadini, cari amici, oggi, 13 novembre 2024, sento il cuore pieno e svuotato insieme. Vorrei parlarvi con leggerezza, ma non è possibile quando la tua vita viene stravolta, quando vieni trascinato nel fango, chiamato camorrista, e rimani solo con la tua voce, inascoltato”, è il commento di Pasquale Aliberti subito dopo la sentenza che lo ha assolto dall’accusa di scambio elettorale con la camorra.

“Per otto anni – ha continuato il sindaco di Scafati – ho dovuto ingoiare umiliazioni, convivere con lo sguardo impaurito dei miei figli, vedere mia moglie lottare per una famiglia che sentiva franare. Mio padre è morto portandosi dietro una vergogna che non meritava, e io sono rimasto solo, spesso incapace persino di piangere. Oggi la giustizia ha detto quello che ho sempre saputo: assolto perchè il fatto non sussiste. Ma non c’è gioia piena. Il tempo non torna, e la vergogna ha lasciato segni che nessuno potrà mai vedere. Sono grato a chi ha creduto in me, anche quando era più facile girarsi dall’altra parte, a chi ha saputo vedere la verità nel buio delle menzogne. La mia lotta, però, non finisce qui. Voglio restituire dignità a me stesso e alla nostra città, a Scafati, che ha sofferto con me, infangata com’ero io. Voglio che insieme ci liberiamo di questo peso, che torniamo a essere una comunità fiera, capace di guardarsi in faccia senza paura. Non sono mai stato un camorrista, né un uomo che si piega al potere della malavita. Ho resistito, messo da parte il dolore e continuato a combattere. E continuerò, per me, per la mia famiglia, per tutti voi. Questo giorno è di chi ha resistito, di chi ha creduto che la verità sarebbe emersa. Grazie a tutti”.

Redazione

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