Antonio Pepe è un musicista. Se Seid Visin ha vissuto in Italia, gran parte della sua breve vita lo deve a lui. È stato Pepe a suggerire alla madre di adottare un bambino africano. “Maddalena – racconta – era orientata per un bambino dell’est, le suggerii di pensare ad un africano”. Il musicista, infatti, era appena rientrato dall’Etiopia dove con la Compagnia di Canto Popolare aveva tenuto un concerto all’ambasciata italiana di Addis Abeba in occasione della Festa della Repubblica.
“In aereo – spiega – al mio fianco c’era un missionario laico, Carmine Criscuolo, che aiutava un’associazione per il sostegno di orfani. Mi chiese se volevamo fare un concerto per questi piccoli. Convinsi Giovanni Mauriello e gli altri musicisti e il giorno successivo andammo in questo centro a suonare. C’erano tantissimi bambini di tutte le età. Non dimenticherò mai una stanza enorme dove c’erano decine e decine di culle, se ti avvicinavi i piccoli ti abbracciavano per non lasciarti, mi ha colpito molto la solitudine che si viveva in quello stanzone enorme. Sono convinto che Seid non si è tolto la vita per razzismo, ne sono certo. Forse dentro aveva un male oscuro più della sua pelle”.
Aniello Della Porta fa l’assicuratore. Conosce la madre di Seid. “Era la commercialista della nostra azienda – racconta – ricordo le vicissitudini che ha avuto durante la fase dell’adozione, le mille pastoie burocratiche per portare il bambino in Italia. Non so se si è trattato di razzismo”.
Patrizia Sereno è una docente, ha conosciuto Seid perché giocava nell’Atletico Vitalica, squadra allenata dal marito Mario Marra. “Seid – racconta – era rientrato da Milano e Benevento, Mario lo convinse a giocare per divertirsi. Divenne amico di nostro figlio Giovanni, si sono frequentati. Seid aveva tanti interessi, legami, amicizie. I genitori lo hanno sempre seguito, mai lasciato solo. Non è razzismo, forse il mal d’Africa”.
Prima di trasferirsi a Milano nelle giovanili del Milan, Seid ha frequentato la scuola media Solimena. Il preside era Giuseppe Pannullo. “Ricordo – racconta il dirigente scolastico – che era un bambino spigliato, simpatico, divertente. Gli volevano tutti bene ed era ben inserito nel gruppo. Nessun docente mi ha mai fatto rilevare episodi di razzismo”.
Emilia Anzelmo è amica della famiglia Visin. Hanno trascorso insieme anche giorni di vacanza. “In lui – sottolinea – c’era bontà, altruismo, sincerità, accoglienza, gentilezza, disponibilità, purezza d’animo. Seid sapeva rapportarsi con tutti, non vi erano età a cui non sapeva parlare e con la sua grande empatia, la sua eleganza di animo sapeva dare indicazioni che ognuno ha fatto proprie. Erano tante le cose che del mondo voleva cambiare perché non erano giuste, e di questo se ne portava tutto il peso”.
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