Diventa sempre più aspra la polemica tra i lavoratori del centro di riabilitazione Villa dei Fiori e l’amministrazione comunale di Nocera Inferiore. Il motivo del contendere è sempre la modifica del Piano urbanistico territoriale che deve consentire la realizzazione di un nuovo padiglione per l’assistenza agli ammalati a Poggio San Pantaleone.
La settimana scorsa, come hanno riferito i rappresentanti dei dipendenti riuniti nel Comitato di lotta dei lavoratori, si è tenuta grazie ad un collegamento video, una riunione tra i tecnici dell’azienda e l’assessore Mario Prisco, il capo dell’ufficio tecnico comunale, Gerardo Califano e l’avvocato del Comune per cercare di individuare una soluzione che, al momento, manca. Anzi l’incontro non ha smussato gli angoli, tanto da spingere i portavoce dei lavoratori, Antonella Derna, Giovanni Somma e Luigi Paduano, ad arrivare a chiedere le dimissioni del sindaco e dell’assessore Prisco e di chi “ha dimostrato definitivamente che l’obiettivo è quello di non consentire la realizzazione dell’opera, e questo non per motivi tecnici ma per una scelta politica che per noi vuol dire licenziamento”.
In una lunga nota resa alla stampa i lavoratori hanno definito l’incontro, “una farsa” anche perché “doveva essere tecnica e si è tramutata in politica e gestita in modo, a nostro parere, illegittimo, andando contro il mandato del Tar”. Secondo quanto si legge nella nota “la competenza sui dossier urbanistici spetta all’ufficio tecnico, ma i tecnici sono dovuti stare zitti, ha parlato solo l’assessore e a nome del sindaco”.
<<Ha parlato solo il politico e, per un minuto, l’avvocato del Comune – scrive Derna – giusto per dire che il Tar avrebbe ordinato a Villa dei Fiori di consegnare i documenti richiesti dall’amministrazione comunale. È falso. Se fosse vero il Tribunale amministrativo regionale, avrebbe respinto la nostra richiesta di annullare la domanda di nuovi documenti da parte del Comune. Non l’ha fatto e anzi ha invitato le parti a chiarirsi per poter andare in Consiglio comunale prima dell’udienza del 22 marzo. In tutta la riunione gli architetti dell’azienda hanno tentato di entrare nel merito, come richiesto dai giudici amministrativi, ma è stato impossibile>>.
<<Le uniche affermazioni ripetute nel soliloquio del politico – ha poi sottolineato Somma – sono state che l’amministrazione parla per atti e non c’è discussione; dateci i documenti richiesti e basta; decideremo noi se fare una nuova Conferenza dei servizi e voi non dovete fare domande; la Conferenza dei servizi precedente non conta perché è una conferenza dei pareri e può essere ripetuta come ci pare; rifate la relazione paesaggistica; ciò che ha detto la Sovrintendenza non conta, anche quello è solo un parere. Insomma tutto quello che è stato fatto in sette anni, tutti i documenti e le nove integrazioni consegnate, tutte le approvazioni già avute, non contano niente>>.
<<Non conta niente – ha aggiunto Paduano – neanche il lavoro svolto negli anni dagli uffici tecnici del Comune, dalla Giunta comunale, dalla Sovrintendenza, dalla Conferenza dei Servizi, dall’Asl. Tutto al macero purché si possa ricominciare da capo, ovvero bloccare tutto>>.
Nel comunicato stampa i lavoratori riassumono anche un episodio che ritengono fondamentale nell’intera vicenda. <<La Sovrintendenza archeologica, belle arti e paesaggio – si legge – nella Conferenza dei Servizi del 12 dicembre del 2017 rilascia questo parere favorevole “ritenuto che le opere proposte si inseriscano armonicamente nel paesaggio oggetto di tutela, a seguito di modifiche del progetto secondo le seguenti prescrizioni: – la copertura della struttura deve essere attintata con colore verde per meglio mitigarsi nella vegetazione presente, parere favorevole al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica per la realizzazione delle opere in oggetto così come dettagliate nel progetto trasmesso”. È chiaro e inappellabile. Ma non per il Comune. Nei giorni scorsi il sindaco ha parlato di “impatto paesaggistico che ve lo raccomando” e ancora “una stecca in vetro e acciaio” che non esiste. Insomma “non gli piace” e quindi non se ne fa niente>>.
<<L’ingegnere Califano – precisa Derna – invece si inventa una mai esistita “integrazione con sistemazione a verde estensivo”, insomma un giardino pensile. Temiamo che sono pronti a fare di tutto pur di non approvare la delibera che consentirebbe alla Regione Campania di decidere sul nostro progetto. Hanno gettato la maschera. Hanno finto che ci fossero ragioni tecniche, che non esistono, per camuffare una scelta politica contro noi lavoratori e contro i cittadini. Nei giorni scorsi il Comune ha organizzato una manifestazione contro l’illegalità, tema su cui ovviamente tutti siamo d’accordo. Però, negando lo sviluppo della nostra azienda ci condannano al licenziamento ed è questo che crea disagio sociale, impoverisce il territorio, ovvero creare le condizioni che favoriscono l’illegalità. Pertanto chiediamo le dimissioni del sindaco, dell’assessore, del tecnico che si è prestato a buttare a mare il lavoro dei suoi predecessori, dopo quattro anni dal perfezionamento della pratica e otto mesi dal suo insediamento”.
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