Il 14 dicembre a casa mia è festa doppia. Sia il mio papà che mio marito si chiamano Aniello. Quest’anno, però, i festeggiamenti sono stati rinviati. E ne è valsa la pena. Il nostro amico Francesco festeggia stasera il compleanno con lo “zero” (non è vero che solo delle donne non si dice l’età, dopo gli anta meglio non dirla per nessuno!) e ci ha invitati alla sua festa. Non potendo mancare, la festa di onomastico dei due santi è stata posticipata dalla cena al pranzo della domenica.
In occasione dei compleanni e degli onomastici dei miei familiari è sempre un dilemma sul dolce da preparare. Mia madre inizia dalla settimana precedente a chiedermi cosa dobbiamo sfornare. In realtà, negli anni, la realizzazione del dolce per l’occasione è stato condizionata dalle mode e dalla ricetta del momento.
Quando appena quattordicenne cominciai autonomamente a fare i dolci, al compleanno della mia mamma, che cade nel mese di maggio, facevo pan di spagna farciti alla crema pasticcera con polvere di farina di cocco e canditi per la decorazione. Poi è stato il momento del tiramisù, della crostata di frutta e, poi, della mimosa.
Passate le mode, alcuni dolci – cosa di cui si lamenta mio padre – sono completamente spariti dal menu delle feste. Per il compleanno di quest’ultimo, invece, è tradizione che la sorella di mia madre, la zia Antonia – per tutti Antonietta – regali al festeggiato la sua “mitica” torta di babà, dalla ricetta segretissima. Eh sì, la zia non è come me che amo condividere ingredienti e istruzioni delle dolci prelibatezze; la zia, ottima cuoca e bravissima a fare il babà, tiene gelosamente tutte le ricette per sé.
E se qualcuno gliele chiede, o dice di fare “a occhio” (tipica espressione per dire che si regola con l’esperienza) o se, messa alle strette, dimentica – volontariamente – un ingrediente. Io non amo il babà, ma la torta che fa la zia è irresistibile. Ne arrivo a mangiare tre fette anche in una sola volta!
Da quando c’è Allegra è difficile mettere tutti d’accordo. Lei ama solo la Nutella. Non c’è torta che tenga. Si rifiuta categoricamente di mangiarle. E allora eccomi costretta a salvare capre e cavoli e mettere tutti d’accordo con una bella crostata alla Nutella che, checché se ne dica, non c’è persona che sappia resisterle.
Per la crostata alla Nutella è necessario preparare la base di pasta frolla (per uno stampo da 28 cm occorrono 4OO g di farina, 15O g di zucchero, 2 cucchiaini scarsi di lievito per dolci, 1 bustina di vanillina, 1 pizzico di sale, 1 uovo e 2 tuorli, 125 g di burro). Una volta preparato il disco e bucherellato, lo si farcisce con almeno 6OO g di Nutella e si copre il tutto con striscioline ricavate da una parte di pasta frolla tenuta da parte prima di dividerla e ricavare dalla parte più grande la base.
Fino a qualche tempo fa ciò che io e la mia amica Francesca non riuscivamo a spiegarci è come fare per non far bruciare il ripieno. L’ho scoperto negli scorsi mesi in Internet. Basta mettere la crostata farcita per circa 2O minuti in frigo – il tempo che il forno raggiunga la temperatura – poi infornarla per 2O-25 minuti coperta con alluminio e per gli ultimi 1O minuti scoperta. Il forno va posizionato sui 17O° se ventilato, 18O° se statico.
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