Le intolleranze alimentari sono divenute un capro espiatorio universale: qualunque sia il problema di cui soffriamo sarà sempre possibile attribuirlo all’intolleranza verso un qualche cibo così i test per diagnosticarle sono il frutto di liste infinite di alimenti da escludere, inducono i pazienti a sottoporsi a tremende diete di eliminazione. Diete di cui in genere non c’è alcun bisogno e che possono procurare molti più danni di quanti non possano risolverne. La maggior parte dei test proposti non serve a nulla, non ha alcuna base scientifica e non consente di avere risultati standardizzati e riproducibili ovvero se le ripetiamo nell’arco di qualche mese avremo risultati sempre diversi e contrastanti.
Ovviamente esistono anche dei test affidabili, sicuri, precisi e riproducibili, utili nella diagnosi delle intolleranze e delle allergie. Per la celiachia esistono dei test di primo livello che sono basati sulla ricerca di anticorpi specifici nel siero del paziente: dosaggio anticorpi IgA anti transglutaminasi tissutale (test di screening) dosaggio anticorpi anti endomisio (test di conferma) dosaggio anticorpi IgA e IgG anti peptidi deamidati della gliadina ( test per la fascia pediatrica e per il monitoraggio di soggetti in dieta aglutinata)
Per l’allergia al nichel si utilizza il patch test che consiste nel porre a contatto diretto della cute un preparato che contiene nichel. Per la diagnosi di intolleranza al lattosio si utilizza il breath test per il lattosio. Durante il test il paziente assume una dose standardizzata di lattosio: a intervalli di tempo successivi vengono analizzati i gas espirati alla ricerca di picchi di idrogeno, la cui presenza indica fermentazione intestinale del lattosio non digerito.
Oltre questi test menzionati il resto sono da lasciar perdere, soprattutto perché al test segue una dieta di esclusione e se la dieta di esclusione è basata su risultati casuali allora non potrà che produrre problemi: mascherare allergie reali; ritardare la diagnosi di malattie importanti; indurre comportamenti nevrotici nei confronti del cibo, al limite dell’ortoressia; creare addirittura carenze alimentari, quando la dieta proposta sia estremamente selettiva e severa.
Una volta che ci sia una diagnosi si potrà valutare se procedere o meno con un piano alimentare adeguato: anche qui è bene evitare il fai-da-te e lavorare con professionisti preparati, in modo da evitare restrizioni ed esclusioni non necessarie. La salute è importante, è bene non affidarsi a pratiche inutili e costose ma ricorrere invece a protocolli diagnostici e terapeutici accurati, precisi ed efficaci. E spesso, molto, molto più economici.
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