Remo Palladino da 18 anni dirige il reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore. In epoca Covid è diventato anche testimonial di #noicisiamo, una raccolta fondi a favore degli ospedali di Nocera, Pagani e Scafati, strutture che rientrano nel Dea di primo livello Umberto I. Insieme a Maria Rosaria Boccia, stilista, e Benedetta De Luca, influencer, grazie alla disponibilità di tante persone, hanno già raggiunto quota 150mila euro.
Dottore Palladino come si trova un medico nei panni di un testimonial che raccoglie fondi per l’azienda dove lavora? Tra l’altro un ospedale.
“Mi sento lusingato ma anche imbarazzato, faccio il medico e non sono un uomo d’immagine. Ho pensato che in questo momento mostrarsi in questa veste poteva aiutare i nostri ospedali ad arricchirsi di apparecchiature che, in questo periodo, abbiamo drammaticamente scoperto che ne hanno bisogno. I soldi nelle aziende sanitarie non bastano mai. I continui riconoscimenti che stiamo avendo è perché i cittadini hanno compreso cosa stanno gli operatori sanitari”.
Oltre ai soldi cosa serve all’Umberto I?
“Bisogna recuperare credibilità. Quello che è successo in Chirurgia d’urgenza ci ha indebolito dopo anni di duro lavoro che ci aveva portato ad ottimi livelli di assistenza. Un mio collega mi ha chiamato da Bergamo per sapere cosa fosse successo. L’Umberto I è un grande ospedale con reparti e professionalità di eccellenza. Ora bisogna stringere i ranghi e ripartire con ulteriore impegno”.
Eventuali suggerimenti?
“Lavorare e farlo bene. E’ l’unica medicina. E sfruttare tutte le opportunità. Anche fare i tamponi per individuare l’infezione da Covid. L’azienda ha deciso di aderire all’iniziativa della Regione per individuare altri laboratori dove effettuare i test, per l’Umberto I sarebbe una grande opportunità anche per salvaguardare il personale sanitario e gli ammalati. Se arriva un sospetto Covid in due ore si avrà una risposta e decidere come intervenire, se mandarlo in Malattie infettive a Scafati oppure ricoverarlo in Medicina”.
Ha avuto problemi nel suo reparto?
“Eravamo preoccupati perché era transitato un paziente che proveniva da Chirurgia ed era stato visitato dal collega che poi si è ammalato di Covid-19. Dopo le dimissioni dell’ultimo nostro paziente la direzione sanitaria ha provveduto a sanificare tutti gli ambienti. Tutti noi ci siamo sottoposti a tampone, il risultato è stato negativo”.
Cosa la preoccupa di più?
“Stiamo lavorando soltanto per le urgenze e per i pazienti oncologici. Gli ambulatori, come deciso dalla Regione, saranno chiusi sino al 15 giugno. Chi magari in questi giorni ha, ad esempio un calo di voce, non viene in ospedale sia per la chiusura degli ambulatori ma anche per il timore del contagio. La causa può essere anche un tumore, quando il paziente si farà visitare lo stadio della malattia potrebbe essere in uno stato avanzato. Le malattie oncologiche non sono miracolosamente scomparse, ma si tengono chiuse in casa”.
Quindi nel suo reparto ed in tanti altri l’attività è diminuita?
“Purtroppo si. Non nascondo la mia frustrazione. In questo periodo c’è molta attività organizzativa. Sto dando il mio contributo al gruppo di lavoro che è stato costituito dalla direzione sanitaria per superare le criticità provocate dalla pandemia. I risultati iniziano a vedersi”.
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