La povertà è intorno a noi. Eh sì amiche e amici di perle di dolcezza. Distratti dal Covid 19, dalla paura di ammalarci e dalla lotta di molti di noi contro questo virus ancora per molti aspetti sconosciuto, ci siamo chiusi ancora di più in noi stessi e abbiamo dimenticato i poveri che nel frattempo, complici le varie crisi economiche e il Coronavirus, sono aumentati.
Basta fare un giro per la città per rendersene conto. Ad ogni angolo di strada, davanti alle chiese è un fiorire di persone che chiedono l’elemosina e che hanno fatto di alcuni angoli comunali la loro piccola casa a cielo aperto. Questa riflessione, che potrebbe sembrare fuori luogo in una rubrica di dolci e lo sarebbe se questo spazio si occupasse solo di torte e biscotti e non fosse nato anche come un momento di confronto, nasce da una notizia che ho appreso ieri sera.
Un’amica mi ha raccontato che la figlia che lavora a Roma, lo scorso giovedì alle 6,30 del mattino, attraversando il sottopasso di via Giambattista Vico, ha dovuto alzare il trolley per passare e per evitare di urtare i numerosi senzatetto che lì avevano trovato riparo per trascorrere la notte. A questo si è aggiunta la testimonianza di un’altra amica che raccontava di una donna che tutte le notti, anche in quelle recenti di pioggia della scorsa settimana, dorme dietro il comune, esposta alle intemperie e ai pericoli della vita in strada.
Allora mi è tornato in mente l’appello pronunciato il 12 novembre scorso da papa Francesco ad Assisi, a due giorni dalla Giornata mondiale dei poveri. “È tempo che ai poveri sia restituita la parola perché per troppo tempo le loro richieste sono rimaste inascoltate”. Alla luce dei fatti raccontatimi mi chiedo cosa possiamo fare. Il singolo può fermarsi a scambiare una parola, ad offrire una bevanda e un pasto caldo, qualche moneta. Ma questo non basta. Mi chiedo dove sono le istituzioni politiche e cristiane che dovrebbero aiutare queste persone. Com’è possibile che non vedano queste persone dimenticate da tutti che sotto i loro occhi, fuori dai palazzi del potere e dalle loro chiese chiedono di avere una seconda possibilità. Forse mi sfugge qualcosa, il problema è più complesso, ma finora ad aiutare le persone in difficoltà vedo solo singoli, privati e volontari che, come suggerito da Francesco, vivono in mezzo ai poveri e non chi per vocazione e ruolo dovrebbe essere lì.
Nell’attesa che qualcuno mi smentisca – può darsi che mi sfuggano opere e provvedimenti adottati da parte delle istituzioni preposte per questi fratelli e sorelle più sfortunati – suggerisco la ricetta della settimana, trapunta di frolla alla crema di nocciole, una ricetta semplice trovata in rete. E magari qualcuno di noi dopo averla sperimentata troverà il tempo di condividerla con qualche persona bisognosa.
Ingredienti: 200 g di farina 00, 1uovo, 60 g di zucchero, 1/2 cucchiaino di lievito in polvere per dolci, 80 ml di olio extravergine d’oliva, 150 g di crema di nocciola spalmabile.
Procedimento: Mescolare in una ciotola la farina con il lievito, aggiungere l’uovo, l’olio e lo zucchero e impastare velocemente il tutto. Una volta ottenuta la frolla avvolgerla nella pellicola e riporla in frigo per 30 minuti. Trascorso il tempo, prendere la frolla e stenderla su un piano di lavoro infarinato, spalmare all’interno la crema di nocciole solo su una metà che sarà poi ricoperta dall’altra metà. Sigillare i bordi con la forchetta e disegnare una griglia con il coltello. A questo punto infornare nel forno caldo a 180° per 15-20 minuti.
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