Si sente dire da un pò di tempo che il Partito Democratico è alla ricerca della sua identità ma vedo che in detta ricerca continuano a fare cilecca e non ne trovano il bandolo perché partono col piede sbagliato, finalizzandola al recupero di voti e di consenso. Invece la ricerca dell’identità non significa essere ciò che gli altri vogliono che siamo ma essere ciò che si è, indipendentemente da ciò che gli altri pensano di noi.
E l’altro errore è il rifiuto dell’ideologia, come se fosse una malaparola, laddove invece un’identità non può esistere al di fuori di un’ideologia, in quanto piattaforma armonica e telaio entro cui collocare e sistemare le singole idee. Orbene, invece di andare in cerca di una “nuova” identità basterebbe ai cari amici intellettuali del Pd tornare a ciò che sono, alla propria storia e alla propria tradizione culturale.
Essi sono democristiani e non devono aver paura di essere democristiani. Dunque ce l’hanno già bell’e pronta la loro identità, un’ideologia millenaria, universale e sperimentata come vincente: il cristianesimo. Naturalmente, come proprio il cristianesimo ha insegnato, le ideologie vanno adeguate al tempo, senza però rinnegarsi. Quindi la democristianità oggi non può più essere un partito cattolico o dei cattolici ma un partito cristiano sociale e senza confondere cristianesimo con cattolicesimo, che son due cose diverse.
Si ricordino del Discorso dalla montagna, degli ultimi che saranno i primi, di chi ha sete di giustizia, del pane quotidiano, della rimessione dei debiti, del ricco che non potrà mai entrare nel regno dei cieli e soprattutto del “guai a voi scribi e farisei ipocriti”. Cioè del cristianesimo vero, che è spiritualismo puro, sincero sentimento etico interiore di pietà e altruismo. Tornino alla “rerum novarum”, alla dottrina sociale cattolica, che non ha nulla a che vedere col marxismo, e che è il contrario dell’ultima democristianità, che volle ibridarsi, follemente immaginando di potersi amalgamare con gli eredi di chi disse “l’uomo è ciò che mangia”. Si ricordino del pluralismo e dell’interclassismo, anzichè biascicare di “fasce deboli” e di una sinistra che non c’è più, si ricordino di La Pira, di Segni e di Donat Cattin, anziché di Cofferati e Berlinguer.
Nome PCS (Partito Cristiano Sociale). Simbolo una croce ma senza scudo, essendo questo pur sempre un’arma di combattimento. Si facciano la loro brava decennale traversata nel deserto, lasciando per strada chi se ne vuole andare, anziché inseguire la prossima tornata elettorale e vedranno sparire i vari lillipuziani Conte, Calenda e via dicendo, essi sì senza un’identità. Papa Bergoglio, che da Papa ragiona in millenni, da gesuita s’intende di cultura, e da argentino si intende di povertà, ha cercato di farglielo capire, ma essi sono di dura cervice. E allora, de profundis.
Aldo Di Vito
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