Riflessione

Le preghiere e le lacrime di suor Cecilia

Suor Cecilia priora del monastero di sant’Anna racconta la sua esperienza in Lombardia. Una sua consorella di Nembro “qui c’è aria di morte”

Suor Cecilia, quando ha visto in televisione le immagini dei camion militari lasciare Bergamo per trasportare i morti provocati dalla pandemia, le si è stretto il cuore, ha pianto. Per la madre priora del monastero delle monache Contemplative di sant’Anna di Nocera Inferiore, da undici anni la città lombarda, martoriata da Covid-19, è diventata la sua seconda casa. A causa della sua malattia che l’ha costretta su una sedia a rotelle, ogni tre mesi deve raggiungere l’ospedale Papa Giovanni XXIII per curarsi. Viene ospitata in un convento Domenicano dove è stata accolta con amore.

“Solo ambulanze e carri funebri”

Quando ha visto quei camion trasportare le bare ha ricordato la telefonata che il giorno precedente le aveva fatto una sua consorella, una monaca clarissa, “qui si respira aria di morte”, le aveva detto. “Lei vive a Nembro – ha raccontato suor Cecilia Benevento – il paese dove si è registrato un focolaio di contagio. In pochi giorni ha perso il papà e due zii, fratelli del padre. Mi ha raccontato delle strade vuote, delle sirene delle ambulanze che squarciano il silenzio ed i tanti carri funebri”.

La religiosa si commuove quando racconta la vicenda di un’altra religiosa diventata sua amica da quando è costretta ad andare in Lombardia per i controlli che ora ha dovuto interrompere per la pandemia. “Ha perso la madre – ha continuato suor Cecilia – il fratello è ricoverato in Rianimazione a Brescia e lei è in quarantena. Ha visto la mamma l’ultima volta quando l’ambulanza del 118 l’ha portata via. Poi ha visto la bara. Mi ha raccontato che è stato straziante. Il medico e gli infermieri che l’hanno seguita durante il trapasso le hanno assicurato che è stato fatto il possibile. Le hanno anche detto che quando una persona sta per morire non si possono avvicinare, gli infermieri le toccano un piede per far sentire che qualcuno è lì con loro”. Il racconto della priora si è interrotto per la commozione.

Le preghiere dal terrazzo del monastero

L’ingresso del monastero

“Qui – ha continuato – non siamo a quel punto ma dobbiamo fare in modo di non arrivarci, dobbiamo seguire le regole, indossare le mascherine e i guanti e non uscire da casa se non per motivi giusti ed urgenti”. In questo momento così difficile tutti stanno facendo la loro parte, anche le suore del monastero di sant’Anna. Gli abitanti del quartiere le hanno sollecitate a pregare per tutti loro. Grazie alla solidarietà di un’azienda nocerina, la Gfm di Gino Petti, hanno avuto un sistema di amplificazione sistemato su un terrazzo del convento. In questo modo l’intero quartiere ascolta le loro invocazioni al Signore, le potenti litanie Domenicane. E mentre pregano sui balconi delle case c’è tanta gente che prega con loro.

“Restiamo a casa anche per riscoprire Dio”

Da suor Cecilia, che ha scelto per vocazione la clausura, è arrivato anche un messaggio per riuscire ad affrontare le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria ad una società tutta protesa verso l’esterno. “Ricordo – ha continuato la suora – che san Pio V raccomandò ai fedeli la preghiera del Rosario durante la battaglia di Lepanto contro i saraceni. Noi confidiamo che attraverso questa preghiera, tipicamente Domenicana, si possa arrivare al cuore di Gesù, al cuore del Padre, affinchè questa pandemia possa risolversi quanto prima. Questa situazione ha rinforzato il nostro essere uniti, non solo come italiani ma come umanità che ha bisogno di Dio ed i valori cristiani che in questo momento sono stati rivalutati anche nei confronti delle vita, della famiglia, dello stare insieme. Dobbiamo imparare a gustare il tempo dello stare in casa, imparare a gestirlo come tempo di grazia, per guardarsi dentro, per riscoprire la parte di Dio che abbiamo messo da parte, non potremo che avere frutti”.    

Nello Ferrigno

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