Riflessione

Quarant’anni senza Rino Gaetano, cantautore ironico e malinconico

Genio della musica italiana, i suoi testi ancora attuali. Cantautore fuori dal comune, con La Ballata di Renzo profetizza la sua morte

di Pasquale De Virgilio

All’alba del 2 giugno di quarant’anni fa Rino Gaetano moriva per le conseguenze di un incidente stradale. Un terribile frontale tra la sua macchina, che aveva invaso la corsia opposta, e un camion sulla via Nomentana a Roma avvenuto nella notte. Il cantautore aveva solo 31 anni. A rendere, se possibile, ancora più tragica la vicenda, è il fatto che l’artista calabrese fu respinto da vari ospedali a causa della mancanza di un’adeguata struttura di traumatologia cranica. Quando finalmente arrivò al Policlinico Gemelli era troppo tardi. E sull’assurdità di questa morte prematura è calata anche la nebbia inquietante di una premonizione. Dieci anni prima nella «Ballata di Renzo» aveva raccontato una storia identica alla sua, un uomo investito da un’auto che muore perché respinto dagli stessi ospedali che poi avrebbero respinto anche lui.

Ancora oggi le canzoni di Salvatore Antonio Gaetano, il vero nome di Rino Gaetano, risuonano nelle orecchie di tantissimi italiani, in particolare i più giovani che non lo hanno mai conosciuto in attività. Ancora oggi, la canzone “Ma il cielo è sempre più blu”, il suo brano più celebre, è un inno contro la rassegnazione e la paura. I versi di Rino Gaetano hanno infatti il pregio di riempire di speranza e allegria, così come di malinconia, ironia e originalità. I brani delle sue canzoni si presentano apparentemente leggeri e surreali, confusi ed improvvisati e smascherano, attraverso il paradosso, i modelli strutturali sociali e quelle che sono tutt’oggi le loro criticità, il loro limbo di apparenze, simboli e contraddizioni esplicite ed implicite.

Rino Gaetano è il cantautore della ricerca dei significati delle parole «emarginazione» ed «egocentrismo dell’uomo». Nella sua discografia troviamo molti celebri brani tra cui Aida, Gianna, A mano a mano, Sfiorivano le viole, Nuntereggae più. Sembra persino difficile pensare che Rino Gaetano nella sua breve vita abbia faticato così tanto per farsi conoscere, affrontando i pregiudizi della critica, del pubblico, dei colleghi, dell’«ambiente» e anche dell’establishment che non vedeva di buon occhio quello strano personaggio che si divertiva a sbeffeggiare tutti, politici compresi, facendo nomi e cognomi e che, anche se praticava il gusto per l’ironia, sapeva raccontare come pochi l’attualità, anche nelle sue pieghe più scure, e soprattutto sapeva trasformare in musica il disagio, la solitudine e l’alienazione. Le sue canzoni hanno insegnato ed insegneranno alle generazioni future il coraggio di sfidare le regole.

Pasquale De Virgilio

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