Un elettroencefalografo donato alla Terapia intensiva neonatale il reparto dell’Umberto I dove la neonata è stata curata
di Nello Ferrigno
Benedetta, “non potevamo chiamarla diversamente dopo quello che è successo” hanno detto i genitori, è nata il 7 marzo del 2020. Parto spontaneo ma prematuro, 25 settimane di gestazione, 700 grammi di peso. La piccola viene subito trasferita da ginecologia e terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Nocera Inferiore. I genitori, già frastornati da quello che sta accadendo, compreso il primo lockdown che scatta il giorno successivo al parto, si trovano improvvisamente in un tunnel fatto di attese, speranze e preghiere.

La neonata viene intubata, avrà bisogno dell’ossigeno per due mesi. È sottoposta a cure intensive per tenerla in vita. Sono necessari anche tracciati per verificare l’attività degli organi nobili tra cui il cervello. Per farlo serve un elettroencefalografo. Il reparto non ne è dotato. Quando serve, il primario Ignazio Franzese lo chiede in prestito al collega di neuorologia. Ma non ci vuole solo l’apparecchio, servono anche le competenze, quindi macchina e professionista si spostano dal quinto al primo piano.
Il 19 giugno 2020 la bambina viene dimessa, sta molto meglio e può lasciare il reparto e salutare l’affiatato team che l’ha tenuta in vita. Ma a Claudio Masturzo, 33 anni, di Nocera Inferiore, padre di Benedetta, non è sfuggita la storia dell’elettroencefalografo. Si confida con la moglie, Daniela Amodio, “facciamo qualcosa per la Tin, per ringraziarli di quello che hanno fatto a Benedetta e per quello che faranno per gli altri bambini che nascono prematuri”. Claudio ne parla anche con un suo amico, Gianluca Sellitto, che è amministratore della Selpol, un’azienda che si occupa di vigilanza, “voglio esserci anche io”, gli dice. L’obiettivo è donare un elettroencefalografo alla terapia intensiva neonatale. La macchina viene acquistata, quasi 20mila euro il costo.
Ma ci mette lo zampino la burocrazia. Anche se è una donazione l’Asl Salerno, per acquisirla al proprio patrimonio, deve rispettare norme e protocolli che portano via diverso tempo. Ieri mattina, finalmente, il via libera. L’elettroencefalografo è stato consegnato alla Tin, c’erano tutti i protagonisti della storia. “Formeremo un nostro tecnico – ha detto Franzese – per essere completamente autonomi. Quello della famiglia Masturzo è stato un bellissimo gesto”. Per fortuna non è l’unico e non sarà l’ultimo, le strutture sanitarie hanno bisogno del supporto dei cittadini, il Servizio sanitario nazionale non lascia indietro nessuno.

Ma c’è poco tempo per festeggiare. In Tin arriva un’urgenza, una bambina nata di 25 settimane e 600 grammi di peso. Bisogna chiudere il dotto di Botallo altrimenti non arriva il sangue agli organi vitali. Franzese si attacca al telefono, chiama il Monaldi di Napoli e allerta l’equipe di cardiochirurgia. Entro poche ore i medici, come già successo altre volte, saranno a Nocera per operare la neonata e darle rinnovate speranze di vita normale.

