Il regista a confronto con gli studenti dell’Università di Salerno. Per raccontare il suo cinema.
Alzi la mano chi, da bambino, non ha visto almeno una volta nella vita la saga fantozziana, i film della coppia Boldi-De Sica o le scene tragicomiche con Paolo Villaggio e Lino Banfi che sono rimaste nell’immaginario tanto quanto molto altro cinema autoriale. Tutto firmato Neri Parenti. Per omaggiare i suoi primi 40 anni di carriera, l’Associazione studentesca “Futura A.u.d” dell’Università degli studi di Salerno, ha invitato il regista a tenere una testimonianza sulla sua lunga attività. L’incontro, ideato ed organizzato dal giornalista Stefano Pignataro, ha avuto luogo il 9 aprile scorso presso l’Aula 6-7 dell’ex Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli studi di Salerno.
Perchè cinepanettone ?
Il regista toscano ha accompagnato il buon umore di generazioni nell’arco di decenni, oltre a produrre incassi astronomici ai botteghini. Il suo lavoro è quello di fare un cinema di genere. Un genere in particolare, quello del cosiddetto cinepanettone. Il termine nasce negli anni Novanta per indicare quei film in uscita nei cinema durante le festività natalizie. Molto presto assume un’accezione negativa, identificando un genere cinematografico popolare, caratterizzato in buona parte da turpiloquio e gag di basso rango, le cui trame, piuttosto stereotipate e ripetitive, raccontano storie di tradimenti e in cui le donne quasi sempre appaiono come puri oggetti sessuali.
Totò, Sordi e il costume nazionale
Parlare di cinepanettoni solo in questi termini sarebbe però riduttivo.Forse la ragione principale del successo di questi film (per almeno tre decenni) risiede proprio nella capacità di raccontare in chiave demenziale vizi, difetti e desideri inconfessabili degli italiani. È una vecchia storia: per buona parte della critica italiana, il comico buono è il comico morto o in pensione. Totò prima, Sordi poi, sono stati derisi come maschere della volgarità e del qualunquismo prima di essere acclamati come interpreti del costume nazionale. Forse Pirandello, oggi, avrebbe aggiunto che ci fermiamo solo al comico, senza mai indagare sull’umoristico.
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