“Una piccola goccia che potrà aiutare tanto e contribuire ad un’opera di bene che ci unisce come comunità universale della Chiesa”. Lo ha detto padre Cyrille, guardiano del Convento di Sant’Antonio dei Frati Minori Conventuali di Nocera Inferiore nell’annunciare che le offerte dei fedeli durante la Tredicina e la Sagra “Un pane per i fratelli lontani” saranno destinate alla ricostruzione di una parrocchia nel nord del Congo, in Africa, recentemente distrutta. “Una comunità povera – ha detto il frate – che non ha i mezzi per rialzarsi da sola, troverà così sostegno nella generosità di chi, pur vivendo lontano, ha scelto di farsi prossimo”. La sagra, organizzata dall’Ordine francescano secolare e dalla Gioventù francescana con il patrocinio del Comune, è in programma il 7 e l’8 giugno prossimo.
Per sostenere il progetto, i frati hanno realizzato anche delle t-shirt solidali, simbolo tangibile di questa alleanza tra popoli. “Indossarla – ha detto Stefania Vecchione – non è solo un gesto di beneficenza, ma una scelta di consapevolezza. Significa partecipare, testimoniare, credere che anche da Nocera Inferiore si può contribuire a ricostruire non solo muri, ma dignità, speranza, futuro”.
“Ci sono momenti, nel cuore di una comunità – si legge nella lettera diffusa dai frati – in cui il tempo sembra rallentare per fare spazio a qualcosa di più grande. È ciò che accade ogni anno a Nocera Inferiore con la Festa di Sant’Antonio, quando la città si riscopre unita attorno a un’identità condivisa fatta di fede, tradizione e speranza. La festa, che si svolge dal 31 maggio al 13 giugno, non è solo un evento religioso. È un richiamo collettivo alla memoria, un’occasione per ritrovare radici profonde, per camminare insieme nel segno di un Santo che parla ancora oggi alla coscienza di tutti”.
“Nel corso della Tredicina, le celebrazioni liturgiche accompagnano i giorni con un ritmo fatto di preghiera e raccoglimento. Ma più che un calendario di riti, quello che prende forma è un vero e proprio pellegrinaggio dell’anima. Ogni incontro diventa occasione per riflettere sul valore della comunità, sull’ascolto, sulla gratitudine. Il convento si apre, accoglie, abbraccia. E la città risponde, partecipa, si stringe attorno alla sua guida spirituale, riscoprendo ogni volta il significato più profondo della devozione. Eppure, la Festa di Sant’Antonio è anche altro. È gioia condivisa, è piazza che si riempie di volti, di sorrisi, di storie. È musica che risuona nel chiostro antico, è la voce dei bambini che si fanno affidare al Santo, è la memoria che si rinnova attraverso gesti semplici ma carichi di senso”.
“Ma quest’anno, più che mai, la festa assume un significato universale. Non solo perché parla ai cuori, ma perché si fa ponte tra mondi lontani, grazie a un’iniziativa di solidarietà che ha già toccato profondamente la sensibilità della comunità. E così, tra il suono delle campane, l’incanto di una processione, l’odore del pane e la luce di un sorriso, la Festa di Sant’Antonio torna a essere ciò che è sempre stata: una festa dell’anima. Un tempo speciale in cui ognuno, credente o no, può riscoprire il senso del camminare insieme. Perché, come ci insegna Sant’Antonio, la fede autentica si misura non solo nella preghiera, ma nella concretezza dell’amore che sa farsi dono”.
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