Cultura

L’antico mestiere del rilegatore di libri

Rilegatore di libri, mestiere che sta scomparendo. Per Mario Angrisani è una passione, “anzi un’arte”, imparata sin da bambino

di Pierfrancesco Maresca

“Ago, cotone, colla, un telaio e tanta buona volontà”, questi gli strumenti sufficienti per svolgere il mestiere del rilegatore di libri. Ad affermarlo è Mario Angrisani, originario di Pucciano di Nocera Superiore. Egli pratica ancora quella che definisce un’arte nel proprio tempo libero. Un modo per scaricare lo stress, per cimentarsi in un’attività manuale e trascorrere i fine settimana. Tra le sue ultime rilegature, la tesi di laurea del figlio Carmine, anche se solitamente ripara vecchi libri dei propri parenti.

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“Ho iniziato giovanissimo – racconta Mario – frequentavo le scuole elementari. Nel pomeriggio mi recavo presso una tipografia vicino casa mia per apprendere da un professionista. Il primo libro che ho rilegato è stato il sussidiario di quinta elementare”. Un mestiere che poi è diventato una passione tanto che, a distanza di anni, si è trasformato in un hobby irrinunciabile.

Mario Angrisani

“Purtroppo sono pochissimi coloro che lo svolgono ancora come lavoro. A determinare la scomparsa del rilegatore sono le macchine che hanno sostituito il lavoro dell’uomo e l’avanzata del digitale. Oggigiorno la carta stampata è sempre più sostituita da file che si scambiano via Internet. Un tempo ogni famiglia aveva delle enciclopedie in casa, ma non solo. Quindi vi era esigenza di disporre di professionisti che si occupassero di legature e rilegature, ovvero realizzazione e riparazione”, prosegue Mario. Infine, il costo di un libro è di poche decine di euro mentre quello di una rilegatura cinque volte superiore. Pertanto risulterebbe anche vano rivolgersi ad un professionista.

“Tuttavia – sottolinea Mario Angrisani – vi è ancora un mercato, seppur di ridotte dimensioni”. Ad aver esigenza di esperti rilegatori sono studi notarili, venditori e collezionisti di libri antichi. Insomma, potrebbe ancora risultare un’opportunità per i giovani anche se ciò che lo preoccupa è la scomparsa di questa arte. “La considero una tradizione, ed è un peccato che se ne perda il ricordo, la memoria”, conclude Mario.

Redazione

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